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Appesi a un filo: storie e legami nel mondo dell’arrampicata sportiva

Ho sempre avuto l’idea che l’arrampicata fosse uno sport da duri: i film ne danno un’immagine unilaterale e i telegiornali la citano solo quando ci sono le tragedie. Ho deciso di scoprirlo in prima persona e mi sono messo in contatto con Stefano, insegnante delle superiori trentenne che pratica l’arrampicata da quando aveva 12 anni. Ci siamo incontrati alla “Cava di Carezzata” di Ome, una falesia esposta a sud in cui si può arrampicare fino al tramonto. Ho anche provato ad arrampicare qualche metro di una linea facile e dopo l’allenamento, ho fatto qualche domanda a Stefano, seduti sulla panchina di fronte alla parete. Abbiamo parlato di concentrazione, rischio e rapporto con la natura mentre uno sciame di zanzare da combattimento ci ronzava intorno.

IMG_6681  EVERYDAYLIFE: Ciao Stefano, ci puoi spiegare perché l’arrampicata?

STEFANO: È uno sport completo, come movimenti, come preparazione fisica ma anche come sfida mentale. Devi metterti in gioco con le tue paure, devi essere sempre concentrato, non puoi sbagliare perché se sbagli qualcosa è possibile che si stacchi tutto. Ma è anche un modo per stare in nella alla natura, io lo vedo come un pretesto per vivere questa esperienze, sei qui rilassato fino a sera e stacchi un po’ dal casino che c’è in città (siamo in una falesia a 20 minuti dal centro di Brescia circondati dalla natura).
L’arrampicata facilita anche i rapporti tra le persone, con il tuo compagno di cordata stringi dei legami molto forti. Io per esempio sono compagno d’arrampicata con il mio migliore amico; quello con cui faccio le vie lunghe. Ho iniziato ad arrampicare con lui a 13 anni e siamo ancora amici, anche se lui abita a Ginevra cerchiamo sempre di incontrarci.
I legami tra due persone che si creano nell’arrampicata sono per forza destinati a durare nel tempo perché tu affidi la tua vita ad un’altra persona. Questo da qualcosa in più all’amicizia ed al rapporto con le persone.

EVERYDAYLIFE: Che discipline di arrampicata esistono e quali consigli ad un nuovo appasionato?

STEFANO: Le tipologie di arrampicata sportiva sono principalmente tre. C’è l’arrampicata in “Falesia”, sono pareti di lunghezza massima di 30-40 metri, si va ad arrampicare sempre in coppia (numero minimo). Sono attrezzate con chiodi nelle pareti e una catena in cima. Ci si porta il materiale (corda, rinvii, imbracature e scarpe), ed è la tipologia di arrampicata in parete di più di facile approccio per un neofita.

Poi c’è il “bouldering”, diffusasi negli ultimi anni. Ci si arrampica su massi, fino a 5-6 metri senza corda. Si utilizza un materasso ai piedi della parete per sicurezza. Si può praticare indoor in palestre attrezzate o anche outdoor, portandosi il materasso. Moltissimi ragazzi si sono approcciati al bouldering recentemente perché comporta poco impegno pur essendo molto divertente.

Poi ci sono le “vie lunghe” o “vie d’ambiente”. Si sta in parete anche 6-7 ore e si pratica sempre in coppia salendo in maniera alternata. Anche se si arrampica assicurati da imbracatura e corda è sicuramente più pericoloso delle altre due discipline, perciò viene praticata solo da arrampicatori esperti. Li metti il piede sbagliato e non si sa cosa può succedere; a volte la distanza tra un chiodo e l’altro è lunga ed è meglio non sbagliare niente. Si utilizzano dei chiodi provvisori che inserisce l’arrampicatore stesso, come i “friends”.IMG_6702

EVERYDAYLIFE: Friend, già il nome dice tutto.

STEFANO: A proposito, esiste un’altra disciplina, diffusa soprattutto in Inghilterra, si chiama “trad climbing” (il nome deriva da traditional ndr). Nel “trad” le pareti non sono preventivamente chiodate, gli arrampicatori utilizzano solo meccanismi rimovibili come i friend e i dadi. È una disciplina che resiste da prima che si cominciasse a chiodare le pareti, conserva un suo fascino e per ovvie ragioni tende a far prendere molto più seriamente l’arrampicata, visto che il rischio è superiore.

EVERYDAYLIFE: Com’è la disponibilità e la diffusione degli spot in cui praticare in Italia?

STEFANO: In Italia ci sono tanti luoghi di arrampicata nel nord, nelle zone montuose. Un po’ meno chiaramente nella pianura padana. Poi in centro Italia lungo gli Appennini ci sono parecchie vie. In ogni caso internet è pieno di piccoli siti e blog di appassionati su cui trovare informazioni sulle pareti.

EVERYDAYLIFE: Vedo all’inizio di ogni via una targhetta con un nome. Da cosa deriva? Spiegaci l’origine di una via.

STEFANO: Le pareti vengono attrezzate per l’arrampicata sempre dagli arrampicatori stessi. Se un arrampicatore vede una parete che gli piace può decidere di chiodarla. Di solito ci si cala dall’alto con trapano ed attrezzature del caso. Il chiodatore “apre” la via e di solito gli da un nome. A questo punto la via non ha ancora un grado, per l’assegnazione del grado di difficoltà il chiodatore deve salire la via per “liberarla”, o in caso di via difficile invita qualche arrampicatore forte. Chi libera la via, ovvero sale per primo senza mai fermarsi e inserendo i rinvii, decide che grado di difficoltà attribuire alla via.IMG_6679

EVERYDAYLIFE: Mi sembra che ci sia poca istituzionalità in questo processo. Mi pare una cosa tra le persone e poco regolata da organizzazioni. È vero?

STEFANO: Sì è vero, magari ci si può appoggiare ad associazioni come il “CAI” per i fondi per l’attrezzatura ma poi è tutto fatto da appassionati. Per esempio le pareti vanno ripulite dalla vegetazione che è un lavoro pesante e sono sempre gli arrampicatori della zona a prendersi cura delle pareti.

EVERYDAYLIFE: Parliamo dell’aspetto psicologico dell’arrampicata.

STEFANO: Dalla mia esperienza personale, siccome l’ho praticata fin dai dodici anni, è stata l’attività che mi ha tenuto lontano dalla noia che in adolescenza ti può portare a perderti. Con l’arrampicata hai sempre a che fare con la natura, con il tuo compagno e con il rischio, quindi ti allena alla massima concentrazione. Queste tre cose sono sicuramente di grande aiuto per la formazione del carattere.

EVERYDAYLIFE: Quindi c’è sempre una dose di rischio?

STEFANO: Sì direi di sì, diciamo che non è uno sport che puoi praticare alla leggera, non è come andar a giocare a calcetto. Se vai devi comunque metterti nella condizione di stare concentrato e saper far tutte le manovre bene. L’arrampicata praticata con la giusta concentrazione può essere anche meno rischiosa del calcetto, io per esempio non mi sono fatto male in vent’anni; allo stesso tempo c’è gente che ha perso la vita in falesia, picchiando la testa da altezza minime.
Credo però che questo sport se praticato con il giusto stato mentale possa regalare soddisfazioni incredibili.

Grazie a Stefano Marchina.

Credits delle foto: Leonardo Maccagnola

L'autore: Leonardo Maccagnola

Leonardo Maccagnola si occupa di mobile marketing e progetti di comunicazione come freelance. Appassionato di bella musica e film con tanti cattivi, dorme tantissimo, è dipendente dal tabasco e ha paura dell’arrivo delle AI. Vuole diventare nomade digitale per cambiare nazione due volte l’anno.

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