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Il mio spazio a L’Altro Spazio, un locale unico e dove nessuno è diverso

L’Altro Spazio è un posto speciale, ha un bancone più basso del solito, perché così Manuela, che fa la barista in carrozzina, può arrivarci senza problemi. A volte capita di chiedere al cameriere uno spritz e di doverglielo ripetere un paio di volte, perché se l’hai detto troppo velocemente, forse non è riuscito a leggerti le labbra.

Ci sono i menù scritti anche in braille, a pranzo piatti unici vegetariani, la sera aperitivi dal mondo, c’è una stanza con al muro le facce di Rimbaud, Ginsberg, Pasolini, dove si incontrano giovani poeti a leggere e confrontarsi, ogni tanto spunta magicamente un mercatino dell’usato e il sabato sera puoi vedere un dj senza braccia mettere musica funk ed elettronica con i piedi.

L’Altro Spazio si trova nel centro di Bologna, in Via Nazario Sauro, ed è un covo da pirati di città, freelance, studenti e artisti vagabondi. Qui impari che non è difficile comunicare con chi sembra diverso da te, qui capisci quanto è importante l’accessibilità e l’inclusione.

L’anno scorso, mentre cercavo tra i portici e sul web umide cantine da affittare o spazi di coworking, Nunzia Vannuccini (ideatrice e titolare de L’Altro Spazio) mi ha detto: “Vieni da noi! ti metti di sopra, nessuno ti disturba”. Così, da qualche mese, ho creato in una stanza al piano di sopra il mio ufficio. Un posto dove scrivo, faccio le prove e accolgo amici che passano da queste parti. Ogni tanto vado al piano di sotto, prendo un caffè o una birra, è una soluzione davvero bohémien e io la adoro.

In cambio di questa preziosa ospitalità, da febbraio ad aprile, ho inaugurato qui la nuova stagione dei Reading al buio, letture di poesia nella completa oscurità. All’arrivo nel locale, una ragazza non vedente guida i visitatori in un percorso al buio, prendendoli per mano e conducendoli passo dopo passo fino a una stanza dove hanno inizio le voci, i suoni, le parole. Ogni volta con me ci sono uno o più ospiti, un poeta, un attore, un musicista. Non è solo un evento, è un’esperienza, un invito ad accendere i sensi e andare in profondità. Nel buio sei solo con te stesso, fai i conti con le tue paure, abbandoni le certezze e le parole che ascolti, i suoni e gli odori che percepisci, hanno un’altra forza.

Con l’arrivo dell’estate, che qui nella città felsinea è spietata e terribile, abbiamo sospeso i reading al buio, ma da qualche settimana è stato inaugurato il Cine-porto BOff, che è un po’ il giardino de L’Altro Spazio. Si tratta del parco 11 settembre 2001 che si trasforma in una rassegna di incontri, concerti, reading e cinema all’aperto. La programmazione continua lì, e io ne approfitto, tra un viaggio e l’altro trasferisco il mio ufficio all’ombra di un albero. Se mi cercate, sapete dove trovarmi.  

L'autore: Valerio Grutt

Valerio Grutt ha pubblicato, fra gli altri, i libri: Una città chiamata le sei di mattina (Edizioni della Meridiana 2009), Qualcuno dica buonanotte (Alla chiara fonte editore 2013), Andiamo (Edizioni Pulcinoelefante 2013). Dal 2013 al 2016 è stato direttore del Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna realizzando, tra le altre cose, l’iniziativa Le parole necessarie in collaborazione con il Policlinico Sant’Orsola. Dirige la Piccola collana di poesia Heket ed è tra i redattori del blog Interno Poesia. Crea spettacoli, performance e laboratori in collaborazione con artisti e musicisti.

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