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C’era una volta Riccione: viaggio nelle ville liberty

Curiosità è il piacere di accrescere il proprio sapere, di ampliare l’orizzonte e vedere con occhi nuovi. E’ proprio la curiosità a spingermi ogni volta a scoprire di più su quello che appare ai miei occhi quotidianamente.

Riccione possiede ancora oggi un patrimonio storico e architettonico ben più vasto di quello che si possa immaginare. Disseminati qua e là per la città sono conservati alcuni piccoli capolavori liberty. Così ho deciso di esplorare un mondo a me poco noto e ingiustamente sottovalutato, scoprendo le ville più belle di Riccione. Se anche voi siete curiosi consiglio di seguire il breve itinerario che vi ho preparato. 

Cominciamo con qualche informazione di carattere storico. Alla fine del XIX secolo si attestano le origini del turismo balneare. Grande spinta alle prime lottizzazioni destinate ad edifici per la villeggiatura si deve all’Ospizio Marino che ospitava i bambini scrofolosi. Le ricche famiglie dei malati arrivavano in paese con i treni della linea Bologna-Ancona e prendevano casa sulla spiaggia. Sorgono così le prime ville liberty che danno a Riccione un aspetto elegante e d’elite. E’ il turismo della belle époque, è la Riccione delle cartoline e delle signore in abito lungo che in riva al mare si riparano dal sole con gli ombrellini di pizzo. Con gli anni del fascismo, Riccione viene scelta come campo di prova degli ideali dell’uomo nuovo e forzuto. Mussolini stabilisce qui, in quella che lui chiama “terra d’eroi”, la sua villa estiva attirando le più importanti famiglie italiane che si spostavano per spirito di emulazione.

Siamo pronti per partire. Zaino in spalla, scarpe comode, reflex a portata di mano e qualche cartolina d’epoca per un confronto con gli edifici originali.

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Hotel Stazione

Appena scesi dal treno ci si imbatte nella prima villa liberty scelta per questo tour: l’Hotel Stazione. La facciata che fronteggia i binari appare anonima ma basta girare l’angolo per accorgersi che ci si trova di fronte ad un piccolo gioiello. La costruzione in mattoni rossi è ornata da fini decori in pietra che richiamano lo stile ricco e fiabesco dell’architetto Luigi Coppedè.

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Dettagli

La muratura è ritmata da lesene con capitelli ionico-corinzi e le finestre incorniciate da sculture di ispirazione settecentesca. Sul retro spiccano aperture ovali con ricci e mascheroni ghignanti. Potete sedervi e prendere un caffè nel bar al piano interrato nell’attesa del vostro treno.

Proseguendo su viale Diaz ci si trova di fronte ad un’altra architettura interessante e presumibilmente appartenente al Dott. Pullè.

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Villa Pullè

Villa Pullè fu eretta a cavallo tra ‘800 e ‘900 e sembra sperimentare in modo efficace linguaggi architettonici diversi: la torretta di ispirazione medievale, la scalinata in marmo e il loggiato retto da capitelli corinzi evoca una linearità classicheggiante. La facciata è ulteriormente movimentata da archi ciechi e fregi. L’edificio è immerso in un giardino che lascia davvero a bocca aperta. Il proprietario era un grande viaggiatore e amava portare un po’ di mondo nel suo giardino. Per questo il parco era pieno di specie arboree esotiche con fontane e voliere per uccelli rari. Ancora oggi la vegetazione appare lussureggiante e lo sguardo si perde cercando la sommità delle querce secolari.

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Il parco

Spostandosi nel Parco Giovanni Paolo II potrete fare un’altra piacevole scoperta. Nascosta nel verde, su una piccola collinetta si erge Villa Lodi Fè un’altra casa per vacanze costruita intorno agli anni ’20.

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Villa Lodi Fè

Il tetto spiovente, le finestre archivoltate e i decori geometrici richiamano la struttura tipica di uno chalet di montagna, una tipologia che sarebbe diventata molto in voga nei decenni successivi in riviera. Per diversi anni la casa ha fatto da cornice all’evento “Giardini d’Autore” ed è attualmente sede del Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi e dell’Associazione Riccione Teatro.

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All’ombra del fico

Il giardino è silenzioso e concilia la concentrazione giusta per leggere un bel libro all’ombra del fico.

Avvicinandosi al cuore pulsante di Riccione, ci ritroviamo in Viale Gramsci. In mezzo ai negozi e alle facciate vetrate degli alberghi più moderni ci si imbatte in un edificio dalle forme bizzarre che spicca nel contesto per tipologia e colore. Si tratta di Villa Martinelli Soleri o, meglio, di quel che ne resta.  

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Villa Martinelli Soleri

La villa del Conte Martinelli costruita alla fine dell’800 a fianco dell’Ospizio Amati Martinelli fu demolita quasi interamente nel secondo dopoguerra. Nonostante le notevoli modifiche rimangono la balaustra originale in terracotta del piano superiore e le tipiche aperture moresche a sesto acuto.

A qualche metro di distanza è collocato l’ingresso del Grand Hotel.

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L’ingresso del Grand Hotel

La struttura sorge dove era sistemato l’Ospizio che prestava cure ai bambini ammalati. Il Grand Hotel fu costruito nel 1929 su progetto dell’architetto Ceccolini e dell’ingegnere Galeazzo Pullè e da subito diventò punto di riferimento per le personalità celebri dell’epoca che trascorrevano le vacanze a Riccione. La facciata che fronteggia il mare è monumentale e resa eterea dal predominante bianco dei materiali. Le linee sono sobrie ed eleganti e stemperano qualche elemento eccentrico in stile Coppedè.

Giunti in viale Gorizia, al n° 2, troviamo Villa Franceschi che ospita oggi la Galleria d’Arte Contemporanea.

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Villa Franceschi

L’elegante residenza balneare risale ai primi del ‘900 a cui si aggiunsero, in un secondo momento, la torretta e la casa del custode. La villa presenta un’armonia estetica e formale senza paragoni. L’impianto architettonico è estremamente semplice ma impreziosito dalla soluzione della sala semiesagonale sovrastata dall’ampio terrazzo che si protende verso il giardino. Le pregiate decorazioni e gli elementi in ferro e ghisa arricchiscono le facciate. All’interno è ancora presente parte dell’arredo originale e nelle sale sono esposti dipinti appartenenti a prestigiose collezioni.

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Il giardino

Proseguiamo per via Milano per l’ultima tappa di questo tour: Villa Mussolini.

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Villa Mussolini

Come visto in precedenza ritroviamo la tipologia con torretta. Questa residenza ha cambiato più volte il suo aspetto e quando nel 1934 fu acquistata da Donna Rachele Guidi Mussolini presentava solo due piani ed era conosciuta come Villa Margherita. L’edificio è semplice, con pochi ornamenti. Caratteristico è l’ampio porticato che segnala l’ingresso. Il parco che vediamo oggi riprende l’impianto originale con i due pini marittimi di fronte alla veranda e le piante esotiche (palme e banani) nella parte sud.

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Andy Warhol alla villa

Restaurata nel 2005, oggi la villa è aperta al pubblico ed è sede museale e di attività culturali. Fino a fine agosto avrete la possibilità di visitare la mostra “Andy Warhol & Steve Kaufman- Marilyn & The Movie Stars”.

Come avete visto Riccione può ancora stupirvi. Quindi… cosa aspettate? Ci sono ancora tante altre ville da scoprire. Alzatevi dai lettini e cominciate ad esplorare!

Se siete interessati e volete approfondire il tema leggete i saggi di Andrea Speziali, giovane esperto nel campo dell’Art Nouveau, da cui sono tratte le notizie storiche di questo articolo.

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Credits delle foto: Francesco Rigoni

L'autore: Francesco Rigoni

Francesco Rigoni è un giovane architetto freelance con tanti sogni nel cassetto. Ama il suo lavoro, soprattutto quando incontra i campi dell’arte e dello spettacolo. Da sempre interessato di social e mondo digitale, cura con passione il proprio profilo Instagram dove racconta le sue avventure quotidiane. La creatività e il sorriso sono i suoi fedeli compagni di viaggio.

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