Scegli la tua città
Scegli la tua città

Diavolo Rosso: la chiesa sconsacrata di Asti, consacrata alla musica

“Difficilmente entri qui e non ci ritorni. È un posto che ha una sua anima in tutti i sensi”. Davide ride. “Io ormai è dieci anni che ci lavoro e il fascino lo vivo negli occhi di chi entra per la prima volta: i musicisti che arrivano presto e si fermano due minuti a guardarsi intorno prima di salire sul palco. ‘Ma come cazzo avete fatto ad avere ‘sto posto?’ è la prima domanda che fanno di solito”.

Nell'ex chiesa di San Michele si celebrano concerti, spettacoli e cultura. Diavolo Rosso, dal nome di battaglia del ciclista astigiano Giovanni Gerbi

Foto di Davide Santagata

E come, ad Asti, la chiesa sconsacrata di San Michele, in pieno centro, sia finita nelle mani di 30 soci che l’hanno trasformata nel Diavolo Rosso – sostanzialmente un locale notturno – lo sanno in pochi. E quei pochi che lo sanno si guardano bene dal corrompere il mistero. “D’altra parte sapere tutto toglie il fascino”, dice Davide.

Nell'ex chiesa di San Michele si celebrano concerti, spettacoli e cultura. Diavolo Rosso, dal nome di battaglia del ciclista astigiano Giovanni Gerbi

Foto di Davide Santagata

Così mi accontento di sapere che da vent’anni in piazza San Martino c’è una chiesa con un bancone a cui ordinare cocktail e un palco da cui, una media di tre sere a settimana, si tengono concerti dei generi più disparati e con un’attenzione particolare alla musica locale. Poi ci sono le presentazioni dei libri, le serate che sviscerano temi di attualità e gli eventi culturali e benefici.

Nell'ex chiesa di San Michele si celebrano concerti, spettacoli e cultura. Diavolo Rosso, dal nome di battaglia del ciclista astigiano Giovanni Gerbi

Foto di Davide Santagata

Diavolo rosso dimentica la strada, vieni qui con noi a bere un’aranciata, cantava Paolo Conte a proposito di Giovanni Gerbi, il grande pioniere del ciclismo. Entrambi astigiani, è possibile che da bambino Conte lo abbia visto sfrecciare sull’asfalto in sella alla sua bicicletta dalle ruote sottili mentre se ne stava seduto su una sedia, al bar, con le gambe penzoloni.

Nell'ex chiesa di San Michele si celebrano concerti, spettacoli e cultura. Diavolo Rosso, dal nome di battaglia del ciclista astigiano Giovanni Gerbi

Foto via Facebook

“La leggenda vuole”, mi racconta Davide, “che, durante una tappa, Gerbi sia sfrecciato in una piazza nel mezzo di una funzione religiosa. La sua maglietta era rossa e così qualcuno iniziò a chiamarlo Diavolo Rosso”. Un omaggio, quello del nome, che ha a che fare con il forte legame che da subito il locale ha voluto instaurare con il territorio. “Siamo in centro Asti, in una chiesa e il nipote di Gerbi ci ha regalato una bici originale di suo nonno”, continua Davide. “Questo, prima di essere un locale, è un luogo di aggregazione, un posto che vuole essere vissuto e non solo frequentato”.  Così come il ciclista faceva con l’asfalto dell’astigiano.

Nell'ex chiesa di San Michele si celebrano concerti, spettacoli e cultura. Diavolo Rosso, dal nome di battaglia del ciclista astigiano Giovanni GerbiE la rete che il Diavolo Rosso ha intessuto sul territorio è effettivamente vastissima. Sono molte le associazioni che qui hanno una seconda casa, presentano i loro progetti e con cui il Diavolo Rosso condivide una programmazione comune: da Find the Cure a Libera, passando per Piam, una realtà che si occupa di migrazione e accoglienza diffusa dei rifugiati, l’Associazione Missione Autismo, il Girotondo e lo spazio Kor, la cui programmazione è prevalentemente teatrale e che a maggio vedrà suonare Bianco.

Nell'ex chiesa di San Michele si celebrano concerti, spettacoli e cultura. Diavolo Rosso, dal nome di battaglia del ciclista astigiano Giovanni Gerbi

Foto via Facebook

A giugno del 2019 rinascerà anche, in nuove vesti, A sud di nessun nord, il festival che mette insieme numerose associazioni in un viaggio di tre giorni tra arte, musica, letteratura ed enogastronomia. L’ultima edizione è stata nel 2014 e Davide è entusiasta del ritorno in vita di questa grande manifestazione collettiva. Lui, che al Diavolo Rosso ci è finito un po’ per caso, amici di amici, e che poco prima di iniziare la sua avventura si era riproposto che non avrebbe mai più fatto il barista. “E poi, invece, è arrivato il Diavolo”, Davide ne parla come si parla dei colpi di fulmine. “In questi dieci anni per me il Diavolo si è trasformato in una ragione di vita, è una parte integrante di quello che sono diventato anche io. In dieci anni cambiano un sacco di cose nella vita di una persona e per me sono cambiate anche con lui.  Prima, ad esempio, vivevo nella totale assenza di programmazione, ora il mio modo di pensare è completamente mutato perché vivo in una programmazione continua”.

Nell'ex chiesa di San Michele si celebrano concerti, spettacoli e cultura. Diavolo Rosso, dal nome di battaglia del ciclista astigiano Giovanni Gerbi

Foto via Facebook

Andando avanti con la nostra chiacchierata mi rendo conto che la musica rimane la grande passione di Davide. “A me piace pensare di tener aperto un posto in cui l’orizzonte artistico e culturale dei giovani si formi e confronti, mettere a disposizione delle realtà locali un palco su cui però sono passati anche Nick Kershaw e i Diaframma, o Gary Lucas, l’ex chitarrista, tra gli altri, di Jeff Buckley, Lou Reed, che per ben due volte ha incantato Asti con la sua performance solista. Quest’anno poi sul palco di Sanremo avevamo ben tre autori che sono passati da qui: Brunori, Appino degli Zen Circus e Motta, quando ancora faceva parte dei Criminal Jokers. Io mi sento di dire che chi suona al Diavolo poi ci rimane legato, ci vuole tornare, perché qui si crea una situazione che è molto distante dall’immaginario di un concerto normale. Venire qui ad ascoltare musica o la presentazione di un libro vuol dire sentirsi parte di un progetto. Non hai mai la sensazione di essere da solo, c’è quel qualcosa in più, quell’impressione di essere dentro a una faccenda che non riesci bene a definire. Non è un locale, non è un pub, non è un ristorante; sei in qualcosa di storico che entra a far parte di te”.

Nell'ex chiesa di San Michele si celebrano concerti, spettacoli e cultura. Diavolo Rosso, dal nome di battaglia del ciclista astigiano Giovanni Gerbi

Foto via Facebook

E questo discorso diventa chiarissimo quando Davide mi parla di un momento difficile: “C’è stato un periodo in cui per motivi burocratici non abbiamo più potuto fare musica ed era partita una campagna molto sostenuta anche da tutti gli artisti che erano passati di qui, Senza musica la vita sarebbe un errore. Effettivamente per noi era così, come avere un bavaglio, una macchina senza motore, eppure in quel periodo tutti, anche le istituzioni, si sono prodigati per fa sì che la situazione si risolvesse nel più breve tempo possibile, e la gente invece di andare da un’altra parte si è aggregata, passava di continuo, quasi più di prima. È stato un momento difficile che però ha fatto emergere chiaramente questo fronte comune”. E dalle parole di Davide carpisco quel senso di comunità che il Diavolo Rosso ha contribuito a creare, come se ormai la città facesse parte di lui quanto lui della città.

 

L'autore: Martina Merletti

Martina Merletti nasce nel 1992 e va fiera del suo nome allitterante. Nel tempo libero si è diplomata alla Scuola Holden, laureata in Agraria all'Università di Torino e ora lavora nel mondo dell’editoria per Zanichelli e nella ristorazione langarola. Vive una scissione continua tra le parole e i luoghi: la stanzetta buia dello scrittore e l’aria aperta, gli insettini, i prati montani. È ben felice, dunque, di poter unire le due cose e raccontarvi che aria tira in quel del Piemonte.

FIND SUN68 PRODUCTS
IN OUR LOCAL STORE OR IN OUR ONLINE STORE

SUN68 Asti

Unconventional clothes for everyday situations.
Corso Vittorio Alfieri 316-318, Asti
Whatsapp 389.8327772

Leggi altri articoli