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Fedeli alla Linea Retta: presentato a Milano il documentario sull’Art du Déplacement

Scappo dalla città. Non è solo il titolo di un film piuttosto di culto degli anni ‘90, ma l’effettivo desiderio che – a un certo punto – chiunque abiti in una grande città sente di avere. Per alcuni è solo un pensiero momentaneo, che viene ricacciato indietro più o meno facilmente.

Laurent Piemontesi in “Linea Retta”

Per altri diventa un vero e proprio tarlo e a quel punto le possibilità sono solo due: resistere a denti stretti oppure esaudire quel desiderio, che diventa sempre più un bisogno. In realtà esiste anche una terza strada, ma non è delle più semplici da percorrere: è la strada che permette di abbandonare un ruolo da spettatore delle cose che succedono e ci circondano per diventare un attore.

Non sono parole nostre, ma di Laurent Piemontesi, uno dei ragazzi che formavano il gruppo degli Yamakasi, ovvero i fondatori dell’Art du Déplacement, disciplina da cui sono poi nati parkour e free running. È questo uno dei passaggi più affascinanti di “Linea Retta”, documentario di Ines von Bonhorst e Yuri Pirondi, prodotto da SUN68 e presentato ufficialmente a Milano il 12 settembre, in una premiere organizzata presso la Mediateca Santa Teresa.

Laurent Piemontesi in “Linea Retta”

Ben più di evoluzioni e salti, il documentario riesce a mettere in mostra la filosofia che sta alla base dell’Art du Déplacement e dell’esperienza di chi decide di mettersi alla prova con la disciplina: “Quando cammini per la città, trovi davanti a te dei muri: i muri marcano la fine, ti fermano, ma in realtà rappresentano solo un inizio”. È sempre Piemontesi a parlare, rendendo bene il senso di come tutto questo non sia semplicemente uno sport o un modo per tenersi in forma.

“Linea Retta” inizia nelle geometrie di Milano e finisce a Palermo, alla scoperta di un gruppo di ragazzi e ragazze che sta cercando di tracciare strade non usuali all’interno della propria città, cominciando dalla preparazione atletica e arrivando a qualcosa di molto più importante. La condizione fisica ovviamente è necessaria, ma ancora più fondamentale è la consapevolezza in se stessi, nei propri mezzi e nel rapporto con la città: “Anche se un salto sembra spettacolare – racconta Piemontesi in “Linea Retta” – Quando arrivi a farlo è perché lo sai fare, perché per te è semplice come scendere le scale”.

Una scena di “Linea Retta” girata a Palermo

Prendere ciò che sembra impossibile e renderlo normale: di nuovo si torna alla trasformazione. Non è un caso, visto che alla base di tutta l’Art du Déplacement c’è proprio il concetto di reinterpretazione: reinterpretare gli spazi, ma anche i propri movimenti. Perché un muro non si può abbattere, ma ci sono mille modi differenti di superarlo.

L'autore: Marco Villa

Giornalista e autore, dal 2011 lavora per Better Days, dove ricopre il ruolo di redattore per Dailybest.it e Rockit.it e partecipa alla produzione del MI AMI Festival. Scrive di serie tv per Serialminds.com, sito di cui è uno dei co-fondatori. È tra gli autori di E Poi C’è Cattelan, late night televisivo in onda su Sky Uno.

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