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Da Gardaland a oggi: Verona secondo la scrittrice Emmanuela Carbé

“Da bambina lo ricordo come bruttissimo, ora è il primo posto in cui andrei”. Emmanuela Carbé, scrittrice, veronese di nascita, itinerante per vita, mi parla con entusiasmo dell’architettura industriale del Quartiere Fiera, la lingua di terra tra la manifattura tabacchi e l’ex scalo merci che l’ha vista venire al mondo.

Abbiamo intervistato Emmanuela Carbé, autrice di un libro-reportage nel passato: nella sua Verona anni '80, da Gardaland ai luoghi che ama della città

Il suo ultimo libro, L’unico viaggio che ho fatto, uscito per minimum fax nel 2017, tratteggia una geografia emotiva che ha come punti cardinali le gigantesche costruzioni di Gardaland, l’intramontabile Colorado Boat e i Corsari, «immaginazione e perfezione meccanica», la sua attrazione preferita. Le architetture imponenti, insomma, sembrano essere parte integrante del suo DNA, tant’è che nel costruire la sua mappa di Verona, Emmanuela inizia dal cupolone degli ex magazzini generali e l’ex fabbrica del ghiaccio rapido, fantasmi traboccanti d’anima che si ergono nel suo racconto come grandi giganti gentili di “un’architettura industriale bellissima. Un’architettura che ha molto a che fare con me”, dice, ripercorrendo il percorso che da casa la portava a scuola.

Abbiamo intervistato Emmanuela Carbé, autrice di un libro-reportage nel passato: nella sua Verona anni '80, da Gardaland ai luoghi che ama della città

Foto via Flickr

“Superavo la cartiera Fedrigoni e da viale Piave arrivavo a Porta Nuova. Poi piazza Brà e l’orologio, il centro, la targa con la citazione di Shakespeare che ancora oggi risuona dentro di me come un monito: Non esiste mondo fuor dalle mura di Verona. Più avanti, su corso Cavour, Castelvecchio, con l’interessantissimo restauro di Carlo Scarpa, che ha sostituito i pezzi mancanti con cemento a vista e costruito un piedistallo su cui spicca la statua di Cangrande della Scala. È un’architettura forte e allo stesso tempo sobria, come il palazzo della Banca Popolare di Verona in piazza Nogara, dove anni fa ho seguito un corso: non ricordo nulla del corso, ma ho perfettamente in testa l’edificio”.

Abbiamo intervistato Emmanuela Carbé, autrice di un libro-reportage nel passato: nella sua Verona anni '80, da Gardaland ai luoghi che ama della città

Foto via Flickr

Non sono mai stata a Gardaland, dunque non ho mai visto i Corsari, ma non posso fare a meno di pensare che il palazzo di piazza Nogara, con i suoi grandi oblò, assomigli alla fiancata di un vascello. Quella che Emmanuela mi racconta è una Verona che non conoscevo, schiva e affascinante, fatta di architetture che assomigliano a vecchi saggi solitari. Una Verona nella quale lei, mettendosi sulle tracce di Gardaland, ha dovuto scavare a fondo; chi avrebbe mai detto, ad esempio, che il barista del Liston12 in piazza Brà fosse il responsabile del servizio ristorazione di Gardaland il giorno da record in cui arrivarono 385 pullman?

Foto via Facebook

Proseguendo da Piazza Nogara ci si trova in via Cappello, sede storica della Biblioteca Civica. “Progettata  da Pier Luigi Nervi, ricordo che aveva dei pilastri di sostegno liberi e la parte inferiore, che adesso è vetrata, veniva usata dagli skaters”. Da lì la celeberrima piazza delle Erbe è a un passo. Da veronese doc, però, Emmanuela non mi parla dell’Arena, ma di spritz: “L’osteria La Mandorla è un posto che mi mette allegria, lì si bevono dei veri spritz, non come quelli che fanno qui a Siena!”, ride.

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Da piazza delle Erbe si passa a piazza dei Signori, dove Emmanuela raccomanda il Centro Internazionale di Fotografia, che ha una parte sotterranea che rende visibili gli Scavi Scaligeri. Poi ci sono le camminate sull’Adige e il lago, ma anche la funivia sul monte Baldo, il museo dell’olio e i corsi di vela.

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Ne L’unico viaggio che ho fatto Emmanuela esce “fuor dalle mura di Verona” e parla di un paese che ama perché è casa sua, «perché c’è l’acqua dolce, perché c’è il profumo tenero ma acido dell’ulivo, c’è il porticciolo di Lazise, la crema solare, il quadrato di erba di Cisano, il gelataio, la mia infanzia». E dopo l’infanzia, l’adolescenza che si passava a Castel San Pietro, “dove si sale per delle scalette e si ha tutta la vista della città”.

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Oggi invece si va all’Osteria Le Petarine, in via San Mamaso 6, dove Emmanuela mi racconta di tornare sempre volentieri per una buona mangiata e un bicchiere di amarone, “altrimenti è come non essere stati a Verona”.
In effetti è quasi ora di pranzo, la mattinata sta per finire e a me non rimangono che i consigli di lettura: prima di partire infilate nello zaino L’unico viaggio che ho fatto e Mio salmone domestico. Non ve ne pentirete.

 

L'autore: Martina Merletti

Martina Merletti nasce nel 1992 e va fiera del suo nome allitterante. Nel tempo libero si è diplomata alla Scuola Holden, laureata in Agraria all'Università di Torino e ora lavora nel mondo dell’editoria per Zanichelli e nella ristorazione langarola. Vive una scissione continua tra le parole e i luoghi: la stanzetta buia dello scrittore e l’aria aperta, gli insettini, i prati montani. È ben felice, dunque, di poter unire le due cose e raccontarvi che aria tira in quel del Piemonte.

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