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Gogol & Company, la libreria di Milano dove gli orologi sono proibiti

Piazza Berlinguer mi accoglie col sole. Ci arrivo da Porta Genova attraverso il varco Biki, un passaggio ciclopedonale che taglia la vecchia ferrovia in zona Tortona. Qui anche i binari si rifanno il trucco e il post-industriale è divenuto affascinante. Via Savona mi evoca un po’ Parigi, tra vecchie officine e magazzini che ora sono atelier, librerie di grafica e ristoranti dallo stile sofisticato.

Poi la strada si apre ancora, incrocia via Tolstoj e diventa Giambellino con tutti quei racconti e i personaggi dell’anima operaia della città. Piazza Berlinguer è questa apertura tra due atmosfere di Milano. Qualche panchina, una stazione del BikeMi, un palazzetto color crema e una fila discreta di negozi sullo sfondo. Un’unica distesa di sole la fa sembrare quasi una piazza del sud. Scopro che il palazzetto è uno spazio del comune. Si chiama SEICENTRO ed è una sorta di laboratorio dove chiunque può esporre le proprie opere. Una galleria popolare.

In fondo alla piazza lo spazio esterno di Gogol & Company, la libreria nel cui logo ci sono una poltrona, un libro e qualcosa di caldo da sorseggiare. Il concetto di casa. La poltrona in pelle esiste ed è nell’angolo dedicato ai libri dei piccoli. Sulla sinistra un enorme bancone circondato da scritte allettanti: taglieri, pane paesano e salumi, bagel al salmone e formaggio fresco.

Sono le 11 e finiscono al mio tavolo una centrifuga verde e una brioche francese con marmellata ai frutti di bosco. Intanto Lorella pesta dell’aglio e del sale per preparare un’incredibile tzatziki. È lei che tutti chiamano la mamma di Gogol. 7 anni fa ha visto nascere questo figlio professionale o forse questo nipote ad opera di sua figlia Tosca e di Danilo. “Abbiamo visto il quartiere cambiare, è stato fortissimo, sono qui da 31 anni e prima era solo un’area industriale”.

Una signora sui 60 si avvicina al bancone: “Mi sento un ossimoro, ormai la mia età fisica e quella mentale non combaciano più”. Capisco che Gogol è così, un villaggio nato sulla piazza. “Volevamo il quartiere, volevamo essere un suo punto di riferimento. Per Danilo, uno dei fondatori, contano tantissimo i ragazzi del Giambellino. Li sprona a leggere e sono in tanti a venire qui a studiare per gli esami. Molti ci citano nella tesi”.

Mentre parla, le mensole ammiccano traboccanti di birre artigianali e sakè giapponesi, foto di grandi chef o titoli rassicuranti come “L’arte del cibo semplice”. Per quelli di Gogol la cucina e il bere devono far parte della stessa sfera alta che è della cultura, ma al tempo stesso sono cose essenziali, come il vivere bene. “Qui tutto ha una filosofia condivisa” mi spiega Marta che si è unita al gruppo tre anni fa. “Siamo al tempo stesso una libreria indipendente che sceglie ogni suo libro, uno spazio per l’arte con le vetrine per gli artisti e un caffè dove puoi fermarti a leggere e lavorare. Qui non ci sono orologi perché tutti possano dedicarsi del tempo”. Poco più in là due vlogger progettano il loro primo libro.

Chiedo a Marta e a Lorella come immaginano Gogol nel futuro. “Non so come sarà, lo vedo come adesso ma sempre in movimento. Per noi è fondamentale creare formule nuove. La direzione artistica propone eventi sempre partecipati”. Lorella sorride e aggiunge, “Io tra qualche anno magari farò la nonna, però troverò un modo per esserci sempre, perché questo posto non lo lascio”. Me ne vado con questa dolcezza condivisa. Piazza Berlinguer mi sembra uno spazio anche mio. Dove venire a cercare il tempo, quello lento di quando ti prendi cura di te.

L'autore: Carmela Menzella

Nata a Matera, ha studiato lingue a Roma e lavorato principalmente nel campo dell'interpretariato e della mediazione per i diritti umani. Da qualche anno a Milano, si dedica a raccogliere storie e suggestioni legate al cortocircuito fra passato e contemporaneità.

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