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Guerrieri bikers, biciclette e libri: benvenuti da Upcycle café!

Prendete un ex garage nella zona nord-est di Milano, metteteci dentro venti guerrieri-biker appassionati di bicicletta, accompagnate il tutto con una magica atmosfera nordica. Il risultato è Upcycle café, in via Ampère. Un ristorante, un bar, uno spazio coworking in cui consumare non è d’obbligo. Qui si possono trascorrere giornate intere, parlare di progetti, degustare delle ottime pietanze e della buona birra, leggere e socializzare. Ma, soprattutto, si può partecipare agli innumerevoli incontri sul tema delle due ruote. Come ci racconta Roberto Peia, autore di “A rincorrere il vento – Storia di pedali, pistole e puttane” (ed. TRALERIGHE) e presidente del primo bike cafè italiano, che presto potrebbe lanciare dei corsi di ciclomecannica e autoriparazioni di biciclette.

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EVERYDAYLIFE: A Milano mancava un bike cafè. Perché aprirne uno? Da dove nasce l’ispirazione?
ROBERTO: Il punto di partenza: coprire una lacuna. In una metropoli come Milano – che si definisce europea – mancava un luogo di aggregazione per gli amanti della bicicletta, in cui condividere proposte di viaggi su due ruote, presentare libri a tema, tornare a parlare di telaisti e costruttori… Sì, insomma uno spazio attorno a cui fare cultura della bici.
Quanto all’ispirazione: è arrivata da chi la ama e la usa sia per lavoro sia per svago. Per esempio: molti dei soci di Avanzi – la società per la sostenibilità che gestisce il coworking adiacente – sono ciclisti e proprio qui un tempo c’era la sede di una società di corrieri in bici!

EVERYDAYLIFE: La filosofia di Upcycle cafè è originale, fuori dagli schemi del solito locale: un luogo in cui è più facile sentirsi chiedere “Che cosa leggi?” invece di “Che cosa ordini?”.
ROBERTO: Certo! Perché, in primis, ci si deve sentire come a casa: si studia (o si lavora) in un clima rilassato e rilassante. E poi, si possono incontrare persone di ogni età e di altri paesi, stare lontano dalla classica movida milanese.IMG_8893

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EVERYDAYLIFE: Dagli arredi agli eventi: tutto ruota attorno alla due ruote. Scendiamo nel dettaglio degli argomenti che riscuotono più successo di pubblico.
ROBERTO: Io e gli altri fondatori di Upcycle café siamo “pedalatori”, partecipiamo attivamente a iniziative e manifestazioni di carattere sportivo e sociale che ci danno sempre la giusta misura di ciò che piace. Spesso le condividiamo con i clienti, spesso ne traiamo spunti interessanti. Di sicuro, funzionano bene le serata dedicate al mondo della mountain bike, del gran fondo, delle vacanze in bicicletta (in Africa, sulla Francigena o sui Pirenei, a Cuba oppure in Alaska e Patagonia) e dei grandi campioni: Ivan Basso, Marzio Bruseghin, Davide Cassani , Claudio Chiappucci, Francesco Moser…

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EVERYDAYLIFE: Oltre alla cucina italiana servite piatti nordici. È un modo (gustoso) per avvicinare le persone ai luoghi in cui sono nati i bike café?
ROBERTO: Aringa e salmone sono i must del menù, da cui si evince l’impronta nordica, l’ispirazione d’oltralpe e nordamericana. Però non ci fossilizziamo solo su queste proposte: soprattutto a pranzo, il menù cambia ogni giorno, proprio per offrire piatti differenti ai frequentatori più fedeli, praticamente quotidiani: i lavoratori del quartiere, gli studenti del Politecnico e delle facoltà scientifiche adiacenti, coloro che hanno scelto di usufruire della zona coworking. Quindi, non è raro trovare il cous cous o le ricette del Mediterraneo.

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EVERYDAYLIFE: È fuor di dubbio: l’Upcycle café contribuisce a rendere Milano più vivibile. Altri obiettivi?
ROBERTO: Il primo: diventare un punto di riferimento per i ciclisti milanesi, quelli che tutti i weekend divorano chilometri e chilometri sulle bici da corsa e quelli che pedalano ogni santo giorno per andare al lavoro e a scuola. Avanti tutta in questa direzione! La seconda tappa del progetto? Organizzare corsi di ciclomeccanica e di autoriparazione delle biciclette. Per finire, trovare dei partner con i quali studiare e proporre momenti di pedalata collettiva, magari intorno a Milano, e nuovi incontri in cui bicicletta e solidarietà viaggiano insieme.

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Credits delle foto: Sara Emma Cervo

L'autore: Sara Emma Cervo

Capisce di voler lavorare nell’editoria dopo aver letto il romanzo “Sushi per principianti”. Così dopo la laurea a Roma in Storia dell’Arte, si trasferisce a Milano in cerca di una redazione, prima come Photoeditor poi come Web Content Editor. Ora studia per diventare una vera social media manager.

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