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Barcolana: storie di capitani della più grande regata del mondo

Cinquant’anni fa erano in 51, oggi sono 2689 le barche che, con le loro vele, imbiancano il Golfo di Trieste. Marinai, appassionati, curiosi, sono loro a invadere le rive e le strade della città, vengono da tutto il mondo e le loro barche battono bandiere diverse, ognuna sventola la sua storia.
È la Barcolana, la più grande regata del mondo, nata da una manciata di amici del quartiere triestino Barcola come regata sociale, oggi è arrivata alla sua cinquantesima edizione acquisendo il taglio commerciale tipico dei grandi eventi, senza tuttavia perdere la passione del mare, la voglia di condividere, la sensazione di far parte di una grande famiglia.

Da cinquant'anni la Barcolana porta più di 2000 barche, la seconda domenica di ottobre, nel Golfo di Trieste. Il nostro reportage

Foto di Martina Merletti

“We are all in the same boat”, recita il manifesto firmato da Marina Abramovic. E anche se il cannone della partenza rimbomberà domani – la storica seconda domenica di ottobre – molti uomini di mare sono attraccati qui da lunedì proprio per questo: accogliere e condividere. Benedetto Carlozzo, capitano di Maud, è uno di loro, uno di quelli che lo spirito della vela ce l’ha nel sangue. La sua barca è un veliero costruito nel 1927 su una piccola isola danese. “Maud”, mi spiega, “è stata acquistata dalla corona norvegese per la pesca al merluzzo e alla platessa nei Mari del Nord. Io l’ho comprata meno di un anno fa, a Gaeta, e questo è il suo battesimo. Prima la Barcolana la facevo con quelle bestie là”, e indica le grandi barche a vela moderne attraccate dall’altra parte del molo, “ora sono tornato al sogno da bambino: fare il pirata”.

Da cinquant'anni la Barcolana porta più di 2000 barche, la seconda domenica di ottobre, nel Golfo di Trieste. Il nostro reportage

Foto di Martina Merletti

La sua passione, così come l’incontro con Maud, sembrano scritte nel suo DNA. Un papà pescatore e un nonno ebanista, mare e legno: Maud. Capitan Benni, così è chiamato dal suo equipaggio, viene da Ancona, ma di viaggi, racconta, ne ha fatti molti. Croazia, Grecia, Finlandia, campionati del mondo, ma il più emozionante è stato quello da Gaeta a casa, su questa barca.

Da cinquant'anni la Barcolana porta più di 2000 barche, la seconda domenica di ottobre, nel Golfo di Trieste. Il nostro reportage

Foto di Martina Merletti

“Io sono un sentimentale dei luoghi e forse questa poetica del mare non tutti la capiscono, ma viaggiare su una barca che ha solcato i mari tempestosi del Nord e pensare a quante volte è tornata in porto guidando in salvo i suoi marinai è stata un’esperienza incredibile”. Un uomo del suo equipaggio mi offre un caffè. “Questa è una barca aperta a tutti”.

Da cinquant'anni la Barcolana porta più di 2000 barche, la seconda domenica di ottobre, nel Golfo di Trieste. Il nostro reportage

Foto di Martina Merletti

Quando a malincuore torno sulla terra ferma mancano poche ore alla partenza della regata notturna. Prima dello sparo di inizio mi inoltro nelle vie del centro per rendermi conto che Barcolana significa qualcosa di più della regata, è qualcosa che scorre nelle vene del territorio, è passione, è lo spirito della vela che contamina la città. E così, per una settimana, il concetto di territorio smette di essere autarchico e si trasforma in apertura, valorizzazione e condivisione delle radici. Me lo dimostra Paolo Erne, il fondatore dell’Associazione artigiani birrai del Friuli Venezia Giulia, cognome gaelico e nonna tedesca, grande appassionato di birra e barcolano incallito, sarà lui a farmi la cronaca dell’arrivo.

Da cinquant'anni la Barcolana porta più di 2000 barche, la seconda domenica di ottobre, nel Golfo di Trieste. Il nostro reportage

Foto di Martina Merletti

Per ora, invece, mi spiega che la canapa usata per le corde nautiche e il sale delle saline di Sicciola sono alcuni dei prodotti con cui i birrai creano birre che “uniscono stili classici con le materie prime del territorio. Artigianali e meticci: nei porti è così”.

Da cinquant'anni la Barcolana porta più di 2000 barche, la seconda domenica di ottobre, nel Golfo di Trieste. Il nostro reportage

Foto di Martina Merletti

Nel frattempo è calata la sera e dalle rive si può assistere al suggestivo spettacolo della Barcolana by night che tinge il mare scuro di vele illuminate dalle fotoelettriche degli equipaggi UFO28 e Meteor. Con ancora in bocca il sapore della Code Buie, l’hemp ale dove il luppolo d’aroma è stato sostituito con la canapa friulana, mi godo lo spettacolo. Sullo sfondo, dietro gli alberi delle barche, l’Amerigo Vespucci, la più antica nave della marina militare, fa sfoggio della sua imponente grandezza.

Da cinquant'anni la Barcolana porta più di 2000 barche, la seconda domenica di ottobre, nel Golfo di Trieste. Il nostro reportage

Foto di Martina Merletti

Più tardi, schivando la musica a tutto volume che arriva dagli stand, incontro Gianni, capitano della 4 agosto, giunto alla sua 38esima Barcolana. Il suo spirito della vela è enogastronomico, o almeno, è così che lui ama definirlo. Quando, incuriosita dalla folla che ha a bordo, mi avvicino alla passarella, suo figlio non vuole nemmeno che mi presenti: “Cosa fai laggiù? Prima si sale, poi si parla”. Tra le reminiscenze dell’ospitalità greca barcollo in precario equilibrio sulla passerella che collega la terra ferma alla barca e, prima ancora di essermi seduta, qualcuno mi chiede: bianco o scuro? Sulla barca è montata una botte di legno con un rubinetto. “Da lunedì abbiamo bevuto 75 litri di vino e mangiato due prosciutti”.

Da cinquant'anni la Barcolana porta più di 2000 barche, la seconda domenica di ottobre, nel Golfo di Trieste. Il nostro reportage

Foto di Martina Merletti

Parlano in friulano stretto e, tra una battuta e l’altra, raccontano: “Veniamo da Monfalcone. Partecipiamo alla regata dal 1981. Un anno ricordo che il libeccio ha tirato su delle onde tali che eravamo qui, alla vigilia, ad asciugare le vele con il phon per attaccarci il numero. Questa barca l’ho presa che si chiamava così, non le ho cambiato nome, ma un giorno ero attraccato qui e un signore si ferma e mi dice: io questa barca la conosco, è la mia prima barca. Allora ne approfitto per togliermi la curiosità: perché si chiama 4 agosto, gli chiedo. E lui mi dice che è un imprenditore e che il 4 agosto ha vinto un appalto che gli ha permesso di realizzare un sogno”. Vicino a me, con un giubbotto rosso acceso, è seduto capitano Ezio: “La mia barca è questa qui di fianco, si chiama Freedom day: il giorno in cui ho divorziato da mia moglie”.

Da cinquant'anni la Barcolana porta più di 2000 barche, la seconda domenica di ottobre, nel Golfo di Trieste. Il nostro reportage

Foto di Martina Merletti

Dopo altri giri di vino e chiacchiere, un uomo silenzioso seduto alla mia destra dice: “A proposito di storie, vuoi venire a vedere una cosa?”. Percorriamo la passerella, io gli stringo l’avambraccio per non cadere. Mi presenta alla moglie e al figlio, che indossa la maglietta della diciottesima edizione della regata, la prima maglia dell’evento che sia mai stata realizzata. Poi mi mostra delle fotografie in bianco e nero ed è così che scopro di aver davanti il capitano Furlani, figlio di uno dei fondatori della Barcolana, quello che guidava la nave giuria della prima edizione, il Miraceti.

Da cinquant'anni la Barcolana porta più di 2000 barche, la seconda domenica di ottobre, nel Golfo di Trieste. Il nostro reportage

Foto di Martina Merletti

“Non c’era vento quel giorno, allora avevano accorciato il percorso, ma ecco che poco prima della fine inizia a tirare una bora che gonfie le vele. Il Miraceti lo hanno dovuto trainare con una barca a motore affinché arrivasse in tempo: la prima Coppa d’autunno ha rischiato di non aver un vincitore perché mancava la nave giuria”. Furlani sorride nostalgico, sembra rivivere il ricordo di un racconto. Suo padre è mancato a novembre e lui si commuove a parlarne. “Mio papà ha fatto la prima, io la cinquantesima. Mentre lui…”, indica il bimbo che, assonnato, mostra con orgoglio la sua maglietta, “lui arriverà a cento”. Sulla scafo c’è scritto: Spirit of Miraceti.

Da cinquant'anni la Barcolana porta più di 2000 barche, la seconda domenica di ottobre, nel Golfo di Trieste. Il nostro reportage

Foto di Martina Merletti

Torniamo da Gianni, dove, alle dieci e mezza di sera, tutto si ferma per i fuochi d’artificio. Ci spostiamo a poppa e, seduti uno accanto all’altro, ci godiamo lo spettacolo pirotecnico cullati dal lento rollio della barca. Il mare, di notte, custodisce un fascino che se ne sta racchiuso a bordo delle barche, dove il mondo sembra un altro rispetto a quello fermo poche spanne più in là.

Da cinquant'anni la Barcolana porta più di 2000 barche, la seconda domenica di ottobre, nel Golfo di Trieste. Il nostro reportage

Foto di Martina Merletti

La mattina dopo, prima che il cannone faccia tremare il cielo, vado alla Società Triestina della Vela per ammirare le carte nautiche dipinte da Lorenza Fonda. Sulle barche fremono i preparativi. Le frecce tricolori piroettano nel cielo e il rombo del cannone dà il via alla cinquantesima Coppa d’autunno.

Gli attracchi sono vuoti, il golfo pieno di vele e i moli affollati di gente che grida entusiasta. Una signora, la voce emozionata, registra delle telecronache che manda agli amici strategicamente posizionati a mezz'ora da lì per vedere la partenza. Buon vento, esclama. Le barche, vicinissime una alle altre, si inclinano per seguire il percorso, girano attorno alle boe sollevando spruzzi di acqua salata. L'orizzonte è una striscia bianca, le vele, come ali di gabbiani, si stagliano a migliaia contro l'azzurro intenso del mare. Vista da lontano, la Barcolana sembra un'immensa coreografia, una danza. I primi a tagliare il traguardo, con il record assoluto di 57' 04'', 

Foto di Martina Merletti

Gli attracchi sono vuoti, il golfo pieno di vele e i moli affollati di gente che grida entusiasta. Una signora, la voce emozionata, registra delle telecronache che manda agli amici strategicamente posizionati a mezz’ora da lì per vedere la partenza. Buon vento, esclama. Le barche, vicinissime una alle altre, si inclinano per seguire il percorso, girano attorno alle boe sollevando spruzzi di acqua salata. L’orizzonte è una striscia bianca, le vele, come ali di gabbiani, si stagliano a migliaia contro l’azzurro intenso del mare. Vista da lontano, la Barcolana sembra un’immensa coreografia, una danza.

Da cinquant'anni la Barcolana porta più di 2000 barche, la seconda domenica di ottobre, nel Golfo di Trieste. Il nostro reportage

Foto di Martina Merletti

I primi a tagliare il traguardo, con il record assoluto di 57′ 04”,  sono i friulani di Spirit of Portopiccolo, seguiti dai finlandesi di Tempus fugit e dagli sloveni di Way of life. Ma io so che, ancora al largo, in mezzo a tutte quelle vele, i miei capitani, felici, giocano con il vento.

L'autore: Martina Merletti

Martina Merletti nasce nel 1992 e va fiera del suo nome allitterante. Nel tempo libero si è diplomata alla Scuola Holden, laureata in Agraria all'Università di Torino e ora lavora nel mondo dell’editoria per Zanichelli e nella ristorazione langarola. Vive una scissione continua tra le parole e i luoghi: la stanzetta buia dello scrittore e l’aria aperta, gli insettini, i prati montani. È ben felice, dunque, di poter unire le due cose e raccontarvi che aria tira in quel del Piemonte.

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