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Guardare sempre avanti: Laurent Piemontesi racconta l’Art du Déplacement

“Io non faccio parkour, la mia disciplina si chiama l’Art du Déplacement, che tradotto sarebbe Arte dello spostamento“. È questa la prima cosa che ci dice Laurent Piemontesi, monumento di quello che comunemente viene definito sport, ma che è invece un modo differente di affrontare e approcciare la vita in città, rifiutando che siano palazzi e cemento a imporre le linee di spostamento urbane. Ribaltare gli schemi, trasformare un normale tragitto in una sfida continua a se stessi a al mondo che ci circonda.

Unico imperativo: guardare sempre avanti. “Prima di pensare a diventare professionista dell’Art du Déplacement, bisogna praticare seriamente, con dedizione e passione. Se intendi trasformare l’Art du Déplacement in un mestiere devi guardare molto avanti, quando ti muovi: non solo al prossimo salto, ma ai prossimi dieci anni – racconta Laurent Piemontesi – Questo vuol dire proteggere il proprio corpo, rispettarlo e non buttarsi in modo spensierato. Avere una buona conoscenza dei propri limiti, fisici e mentali”. Un’impostazione mentale e di vita che emerge con forza da “Linea Retta”, documentario di Ines von Bonhorst e Yuri Pirondi che ha seguito proprio Laurent e altri specialisti della disciplina.

Come si fa a imparare l’Art du Déplacement?
L’Art du Déplacement è una pratica per tutti, ognuno la fa con i mezzi di cui dispone ad un certo momento della sua vita. Quindi si impara a qualsiasi età, ascoltando il proprio corpo. Una parte è molto istintiva, il movimento è dentro di noi da sempre. È solo addormentato e domato dalla vita di tutti giorni, bisogna risvegliarlo. Poi, quando si tratta di tecnica, si deve capire per poi agire. E se istinto e comprensione del movimento non arrivano, allora conviene frequentare corsi in una associazione.

Immagino che all’inizio sia difficile e sia una storia piena di cadute: c’è stato un momento in cui pensavi di mollare?
All’inizio non pensavo che sarebbe diventato un mio lavoro, ma comunque sì: cadute e dubbi, come per tutti gli obbiettivi che ci fissiamo. Immagino che una grande determinazione sia fondamentale, e un po’ di fortuna. Ma mollare no, perché non l’ho mai fatto per lavorare ma per passione. Perché volevo diventare forte, imparare, imparare ancora. Quindi non potevo mollare perché avrei perso tempo, perché già penso non ce ne sia abbastanza, di tempo.

Esiste un segreto, un trucco che non si vede a occhio nudo ma che è fondamentale per diventare un maestro della disciplina?
Innanzitutto non credo che esiste un maestro nell’Art du Déplacement. Non riconosco nessuno come tale. Penso che la chiave sia la passione, mai smettere di voler imparare. Non comportarsi mai come un maestro ma piuttosto come un allievo cosciente della sua potenzialità. Materializzarla anche.

Qual è il momento in cui ti sei sentito più soddisfatto?
Non saprei come rispondere a questa domanda. Penso che la soddisfazione è troppo effimera e pericolosa per l’ego. Quindi non userei soddisfazione. Prendo e accetto l’umore di contentezza e malcontento con lo stesso piacere, perché servono entrambi per crescere.

La città migliore per praticare l’Art du Déplacement?
Quella in cui sono con i miei amici. Qualsiasi città è quella che mi piace per muovermi quando sono circondato dai i miei amici. Ogni città ha una sua storia, una architettura che va sfruttata come è. Dovendo pensare a un luogo dove vorrei praticare l’Art du Déplacement, direi in generale luoghi storiciIl Colosseo per citarne uno. In realtà, però, le scoperte più belle che ho fatto praticando l’Art du Déplacement sono sempre state le persone. La gente.

L'autore: Marco Villa

Giornalista e autore, dal 2011 lavora per Better Days, dove ricopre il ruolo di redattore per Dailybest.it e Rockit.it e partecipa alla produzione del MI AMI Festival. Scrive di serie tv per Serialminds.com, sito di cui è uno dei co-fondatori. È tra gli autori di E Poi C’è Cattelan, late night televisivo in onda su Sky Uno.

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