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OGR Officine Grandi Riparazioni Torino: da metallo incandescente a scintille di idee

Sono scintille diverse. Ieri metallo incandescente, oggi 2750 persone, luci e un centinaio di decibel. Torino, OGR  Officine Grandi Riparazioni, 9.000 metri quadrati e quasi un secolo e mezzo di storia alle spalle.

OGR, Officine Grandi Riparazioni a Torino: da officine dei treni a officina delle idee. 20.000 mq per musica, arti visive, arti performative

Foto via Facebook

Nel 1895, in questa mastodontica struttura, 2000 operai iniziavano a riparare locomotive e carrozze dei treni. Nel 1992, quando il cuore industriale della capitale sabauda batte i suoi ultimi colpi, gli stabilimenti vengono dismessi.

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Foto via Wikimedia

Che fare, dunque, del grande gigante di Corso Castelfidardo 22? La parola d’ordine è demolizione, sventata, però, all’ultimo minuto da una variante del piano regolatore.

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Foto via Wikimedia

L’edera rosicchia i mattoni rossi dell’edificio da parecchi anni quando, nel 2008, prende vita un ambizioso progetto di ripatrimonializzazione della struttura. L’idea è di sfruttare le radici del passato per nutrire il presente, dimostrando che nelle antiche fondamenta delle OGR scorre linfa vitale adatta a nutrire la città di oggi. Così, dopo mille giorni di cantiere, riapre, tripartita, la manica Nord.

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L’antica Sala Fucine è stata trasformata in un’enorme piattaforma per concerti e spettacoli e la sensazione che ho, entrando nella vastità della sala, è quella di camminare come Pinocchio nel ventre di una balena.

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Con i suoi soffitti di 19 metri, utili a collocare verticalmente i vagoni da riparare, il Duomo mi toglie il fiato: è il cuore pensante di Officine Nord, ospita workshop, tavole rotonde e conferenze.

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Foto di Marina Merletti

L’area denominata Binari, invece, è dedicata alle arti visive e all’allestimento di mostre. L’eco del lavoro, il sentore dell’anima operaia di questa città trasuda dall’immensità del vuoto tra un elemento architettonico e l’altro. Ancora una volta, in questo vuoto, rimpiango di non essere riuscita a sentire Giorgio Moroder.

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E non finisce qui: nel transetto centrale si trova Snodo, un luogo di svago dove, dal caffè mattutino al cocktail serale, ogni ora è buona per prendersi una pausa e sfruttare il grande fascino di questa struttura.

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Foto di Marina Merletti

Provo a sedermi al social table: 25 metri di tavolo da condividere gomito a gomito con studenti del Politecnico, professionisti e spensierati. Subito tutto questo avvenirismo mi mette in soggezione: posso?, sarà davvero anche per me?, viene da chiedermi. Ora, una volta presa confidenza, rischio l’assuefazione.

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Foto di Marina Merletti

Dal bar alla terrazza, passando per il suggestivo murale di Arturo Herrera, tutto sembra costruito per nutrire pensieri, progetti e relax. Come se non bastasse, sta per aprire i battenti la manica Sud che, dalla primavera del 2018, ospiterà un hub per la produzione di conoscenza.

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Foto di Marina Merletti

Torino è così, una città europea resiliente, che non cancella ma integra. Una città pulsante e partecipata che tesse il futuro intrecciando i fili della sua storia in una trama che vuole essere vissuta.

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Foto di Lorenzo Giubergia

Le OGR sono un esempio virtuoso, ma l’intera città ne è costellata, a partire dalla Mole, inizialmente concepita come Sinagoga e solo in un secondo momento convertita in monumento e sede del Museo del Cinema.

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Foto di Lorenzo Giubergia

Insomma, date un occhio alla programmazione OGR, perché un buon proposito per l’anno nuovo potrebbe essere quello di fare un salto da queste parti.

 

 

L'autore: Martina Merletti

Martina Merletti nasce nel 1992 e va fiera del suo nome allitterante. Nel tempo libero si è diplomata alla Scuola Holden, laureata in Agraria all'Università di Torino e ora lavora nel mondo dell’editoria per Zanichelli e nella ristorazione langarola. Vive una scissione continua tra le parole e i luoghi: la stanzetta buia dello scrittore e l’aria aperta, gli insettini, i prati montani. È ben felice, dunque, di poter unire le due cose e raccontarvi che aria tira in quel del Piemonte.

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