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L’ultimo bicchiere e me ne andrò: Trieste tra la notte e l’alba

Esiste un preciso momento nel cuore della notte in cui si colloca la linea di demarcazione fra l’essere già svegli e l’essere ancora svegli, è proprio su questo terreno che ci muoviamo per tratteggiare un piccolo manuale di urban survival per il nottambulo incallito che si trovi a girare per Trieste. Chi apre per primo e chi chiude per ultimo, quindi?

Il Pane Quotidiano – Foto di Roberto Lisjak

È piuttosto facile stabilire che chi apre per primo è Il Pane Quotidiano ed in particolare il punto vendita di viale XX Settembre. Apre per primo, banalmente perchè è SEMPRE aperto, 24/7. Di giorno una comune panetteria, di notte luogo di incontro di chi non ce la fa proprio ad andare a nanna senza un croissant, un krapfen o un pezzo di focaccia, Il Pane Quotidiano è diventato anche luogo di incontro di chi lavora di notte: se cercate un DJ per il vostro matrimonio (Felicitazioni!) è qui che dovete venire, avrete solo l’imbarazzo della scelta.

Il Pane Quotidiano – Foto di Roberto Lisjak

Menzione d’onore per il Bar Moderno che, prima dell’apertura del Pane Quotidiano, era incontrastato leader del mercato nel settore della lotta alla fame chimica delle 5 di mattina. Al Bar Moderno facevano tappa anche gli equipaggi delle ambulanze in servizio notturno e più di una volta la cosa ha propiziato incontri inattesi: “Ma tu non sei quello che abbiamo raccattato semisvenuto due ore fa?”

“L’ultimo bicchiere e me ne andrò / che non se ne può più / di tutte queste storie finte”

Mi si perdoni la svolta intellettualoide ma come si fa scrivere un pezzo sul posto dove “bere l’ultimo“ e non citare Nikki? Un’ordinanza comunale, applicata con un certo rigore, ha collocato alle 3 l’ora in cui termina la somministrazione di bevande nei bar, cosa che ha determinato un generale appiattimento degli orari di chiusura verso quel limite ma se c’è un posto dove vi suggeriamo di andare per “chiudere in bellezza” quello è sicuramente il MAST. Quando si parla di posti dove si va “a bere l’ultimo” è facile immaginarsi una cosa tipo il Cantina Bar di Star Wars; ecco, NO. Non dovete immaginarvi uno di quei bar popolati da ectoplasmi perennemente appoggiati con i gomiti al bancone al punto da fare le ragnatele (anche perché voglio vedervi a farlo seduti su un’altalena alle 3 del mattino), il MAST è un bar di grande atmosfera, dove servono prodotti di gran qualità e la clientela è giovane e tendenzialmente cool.

Mast – Foto di Roberto Lisjak

Tornando a Nikki, se Il bar de “L’ultimo bicchiere” fosse a Trieste sarebbe con ogni probabilità il Mast di via S. Nicolò. Solo che qui le storie son vere, verissime, i cocktail potenti, lo staff ganzissimo, ma sopratutto ci sono loro, le altalene. Non ve la sto a menare su tutto quanto c’è di figo in questo posto, tanto alla fine torneremo a parlare delle altalene, originalissima seduta sparsa qua e là per il locale.

Moscow Mule per tutti?

L'autore: Roberto Lisjak

Roberto “Wandervogel” Lisjak, sulla carta d’identità, alla voce “professione”, ha scritto giornalista ma è un mestiere che esercita con una certa parsimonia. La sua vera occupazione è fare il DJ e collezionare vinili. Appassionatissimo di moda, ha una collezione di scarpe che Imelda Marcos al confronto è una francescana. Wandervogel significa “uccello migratore” quindi difficilmente lo troverete due settimane di fila nella stessa parte di mondo.

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