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Udine dal punto di vista (e di regia) del videomaker Tomas Uolli Marcuzzi

Udine è un grande abbraccio. A dirlo è Tomas Marcuzzi, in arte Uolli, regista e videomaker che ha fatto del suo essere friulano un talento, mischiando paesaggi, luci e installazioni, sulle tracce di maestri come Gondry a Cunningham. Il suo ultimo videoclip è Don’t Stop Me dei BowLand, finalisti di X-Factor 2018. Chiacchierando con lui, un omone con la voce dolce di un bambino, scopro un’Udine privata e passionale, vista con gli occhi di chi non ha mai perso l’entusiasmo e la passione per le bizzarrie.

“In piazza San Giacomo ci sono degli specchi deformanti, come quelli del luna park”, dice, “ma sono storici: hanno almeno 200 anni. Questo significa che un sacco di tempo fa qualcuno ha deciso di piazzarli lì, nel centro della città”. Parlandone sembra alludere a una sorta di spirito burlone, un’autoironica resilienza che in Friuli contagia tutti gli aspetti della vita, compreso quello gastronomico. “L’Osteria Pieri Mortadele è un vero e proprio santuario della mortadella, dove tutto l’arredamento è a tema. C’è il poster del film Bambola, con Valeria Marini che sale sulla mortazza e le tartine e il vino sono davvero speciali”. Tutto ha inizio con l’adunata degli Alpini del 1974, quando Pieri decide di mettere al centro dell’osteria una mortadella di 100 kg, oggi siamo arrivati a 230. 

Udine però è anche “una Venezia sulla terra ferma” dice Uolli, con i suoi fiumiciattoli e gli scorci di luce. “La salita al Castello illuminata da Dante Spinotti, un grandissimo direttore della fotografia che da anni vive a Hollywood, è una grande emozione”. Poi ci sono il caffè Contarena, “il bar più antico della città, liberty, tutto affrescato, dove sembra di vivere nella Belle Époque” e la pasticceria Folegotto che non solo “produce meraviglie come la conchiglia all’amarena, ma è anche un negozio di antiquariato”. Esiste poi un’Udine più urbana, fuori dal centro: “nel parco degli skaters sembra di stare in una città americana. È lì che ho girato il video per i Sinfonico Honululu”.

Per bere, invece, ci si sposta sul cosiddetto collio friuliano, nelle frasche: piccole locande gestiste da donne e frequentate prevalentemente da uomini che giocano a briscola. Garantiti ottimi vini – soprattutto bianchi, tokai e sauvignon –, prezzi stracciati – 60 centesimi per un bicchiere colmo – e convivialità a palate.

Ma c’è un altro motivo per cui Uolli esce dalla città: “in montagna cerco le mie idee. Il Friuli ha molte bellezze di natura incontaminata, è per questo che rimango qui. A un’ora da Udine, al confine con l’Austria, in una vallata dove le montagne sono molto severe e sembra che non si possano aprire dei varchi, improvvisamente ci si trova davanti l’altopiano del Montasio, un anfiteatro naturale dove in estate organizzano il No Border Music Festival che ha come location posti spettacolari. Ai laghi di Fusine ho visto un live di Carmen Consoli”.

Ci sono poi luoghi meno battuti come il fontanone di Goriuda, “dove si può stare dietro la cascata, come in Islanda. Lì vado per pensare ai miei progetti, ci ho passato intere estati a leggere. Ed è camminando per la Sella Nevea, che spesso trovo le mie location. Sul Monte Canin ho girato Fall di Populous, mentre Una bella giornata dei Virginiana Miller è ambientato a Pradibosco; un posto incredibile dove il bello si mescola in modo ibrido con le tracce dell’uomo”.

“C’è una cittadina lì, Cave del Predil, un paese di ex minatori un tempo pieno di vita – 12 bar, night club e cinema – che oggi conta a malapena 200 abitanti, le cave dismesse, le case vuote, i locali chiusi. È un luogo fantasma. In Friuli di bellezza fatta dall’uomo non ce n’è molta. Quindi una volta esaurita la natura ho iniziato a scoprire il brutto e a vederci il bello, a prendere luoghi che nessuno vorrebbe mai osservare e guardarli con i miei occhi”.

Nasce così la location per Occhi d’oro di Meg: l’ex Hotel Volaia, un bestione anni 80 in legno, con piante finte e corridoi inquietanti.

“È un posto assurdo, di altri tempi, nel pieno della Carnia. Nella sala in cui Meg fa il balletto di giorno si tiene la messa e di notte, sullo stesso altare, il dj mette musica”.

Uolli ama i confini, l’ibrido, l’estetica delle storie dimenticate. Un amore che qualcuno definirebbe una passione per il trash, ma che per lui è semplicemente una miniera di storie e inquadrature da raccontare. “Un altro posto incredibile”, continua come un fiume in piena, “è il Kyrie Eleison, un bar di Aris dove si beve nei confessionali, i crostini sono a forma di particole e c’è odore di incenso dappertutto. Anche questo è un posto che non ti sembra vero, entri e per chiedere da bere suoni un campanello di quelli che usano i preti”.

Mentre sto pensando di utilizzare le mie prossime vacanze per un tour minuzioso di Udine e dintorni Uolli inizia a parlarmi di country. “Sì, perché in Friuli ci sono 26 scuole di ballo country. È una vera e propria cultura, una comunità: alle porte di Udine ci sono ranch in perfetto stile americano arredati con oggettistica originale. Al Mondelli Stable, dove fanno una fantastica carne alla griglia, ti senti in Ohio. È uno Star Gate che racconta delle basi americane a Vicenza, dei soldati che si sono fermati e qui hanno messo su famiglia”.

“Il Friuli mi assomiglia moltissimo. Sono uno che passa dall’entusiasmo per tutto alla depressione. Da scorci bellissimi a robe orrende. La mia voglia di giocare è trasformare l’orrore, trasformare il brutto in bello. La mia ricerca estetica è per la bellezza contaminata. Tutta la mia produzione è percorsa da ossimori, contrasti, perché il Friuli è così, e ritorna sempre.

Poi, conclude: “Nel video dei BowLand, ad esempio, c’è la natura – gli uomini hanno teste floreali e vengono avviluppati da viticci –, l’eleganza – bevono in un locale chic – ma poi ballano l’alligalli: quello è il Friuli”.

L'autore: Martina Merletti

Martina Merletti nasce nel 1992 e va fiera del suo nome allitterante. Nel tempo libero si è diplomata alla Scuola Holden, laureata in Agraria all'Università di Torino e ora lavora nel mondo dell’editoria per Zanichelli e nella ristorazione langarola. Vive una scissione continua tra le parole e i luoghi: la stanzetta buia dello scrittore e l’aria aperta, gli insettini, i prati montani. È ben felice, dunque, di poter unire le due cose e raccontarvi che aria tira in quel del Piemonte.

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