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Home Festival 2017: più forti della tempesta

I festival danno e i festival tolgono, ma una cosa è certa: nessuno può viverli e restare uguale, qualunque cosa succeda. La fine dell’estate è chiaramente un periodo pericolosissimo in cui decidere di organizzare un festival della portata di Home e forse è proprio questo che lo rende così speciale.

Foto di Giulia De Marchi

Questa edizione, l’ottava, ha raggiunto dimensioni colossali: otto palchi, centosessanta tra show, eventi culturali, e dj set, più di cinquecento volontari coinvolti. Numeri impressionanti, che fanno girare ancor di più la testa se si pensa che è tutto organizzato a Treviso, non Milano, non Roma, ma a “casa”.

Foto di Giulia De Marchi

Si parte subito fortissimo, con il Day 0: l’ingresso è gratuito, ma sui palchi non si risparmia nessuno. Una giornata bellissima, grazie a Max Gazzè, Omar Pedrini, Rumatera, Bastard Sons of Dioniso e Los Massadores. L’inizio vero e proprio, però, è per il giorno successivo, la data forse più interessante, senz’altro la più varia: The Horrors, Duran Duran, Bloody Beetroots, Soulwax, Moderat, Frank Carter and the Rattlesnakes, Slander, Pop X, Godblesscomputers, Istituto Italiano di Cumbia vi bastano?

Foto di Giulia De Marchi

Il garage punk degli Horrors nel pomeriggio; le signore cinquantenni in transenna per Simon Le Bon fin dall’apertura dei cancelli; l’oceano di persone di tutte le età che si ammassano sotto il Main Stage per il set di Bloody Beetroots; i Soulwax che portano a casa il miglior live della serata al Tent Stage, complici anche le tre batterie e una scenografia spettacolare; Moderat che incantano tutti, anche perché si tratta di una delle loro ultime date prima di prendersi una pausa e i video del concerto comparsi in rete si sprecano.

Foto di Giulia De Marchi

Un inizio riuscitissimo e poi la botta: inattesa, ma inevitabile. Nella notte tra il primo e il secondo giorno di festival, su Treviso si abbatte un nubifragio, una tormenta, un cataclisma. Troppo pericoloso suonare, per il pubblico e per le band: concerti annullati e tanta tristezza: sarebbe stata la serata di Liam Gallagher, una delle più attese. In qualche modo si recupererà nel corso dei prossimi mesi e qualcuno spera anche nell’apparizione dell’ex Oasis sul palco dell’Home Rock Bar, sempre a Treviso. Sognare fa sempre bene, quindi perché non farlo?

Foto di Giulia De Marchi

Home Festival si rialza prontamente con il Day 3, grazie alle esibizioni di Sfera Ebbasta (e l’Home si riempie rapidamente di adolescenti che corrono verso le transenne), TheGiornalisti, raggiunti sul palco da un Jerry Calà in grande spolvero quando arriva il momento di suonare “Riccione”, J-Ax e Fedez e più tardi Steve Angello che attirano probabilmente tutti i presenti all’Ex dogana offrendo i due live più coinvolgenti della serata. E poi Mudimbi, Ex-Otago, You Me At Six, Lele Sacchi, Birthh, Jasmine Thompson, Ofenbach e Chris Liebing. Sempre tanto, mai troppo.

Foto di Giulia De Marchi

Day 4, l’ultimo giorno, quello difficile: è sempre un trauma essersi appena abituati ai ritmi di un festival e poi scoprire che è già tutto finito. A tenere alto il morale ci pensano Ghali, che conquista il pubblico più giovane dei tre giorni di festival, Marra/Gué sempre spettacolari, Mannarino, i London Grammar con la loro front woman a incantare tutto l’Home Festival, The Libertines che permettono a tutti di sentirsi per un attimo più punk e tornare adolescenti, Le luci della centrale elettrica, Afterhours e molti altri. Un’atmosfera splendida, che tutti vogliono assaporare: anche Levante, che dopo il live si mette a girare il festival come una normale spettatrice per godersi il clima sopra e sotto il palco.

Foto di Giulia De Marchi

Si chiude così l’Home Festival, che c’è stato, ci sarà anche l’anno prossimo e per tutti gli anni a venire. Se manterrà le caratteristiche che lo contraddistinguono, se tutti quelli che hanno capito la sua vera natura contribuiscono a mantenerlo tale, sarà imperdibile ogni anno.

L'autore: Elena Donatello

Elena si è laureata al Dams (di Padova) ma a malincuore perché Andrea Pazienza non ha mai ceduto a questa debolezza. Rimpiange i giorni da speaker e vorrebbe disintossicarsi da Twitter. Scrive soprattutto di musica e fa anche altri lavori che con la musica non c’entrano niente: quest'ultima è una brutta abitudine che vorrebbe perdere al più presto.

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