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Pescarenico: a due passi dal centro di Lecco, un villaggio di pescatori fuori dal tempo

A Lecco, attraversato Corso dei Martiri della Liberazione, si entra in un vicolo stretto a pochi metri dal Ponte Azzone Visconti, che porta davanti ad alcune case di pescatori. Questo angolo di mondo si chiama Pescarenico.

Fa parte della città ma sembra un mondo a parte. Pescarenico è luogo di pescatori, di chi fa jogging e di chi ama la buona tavola del Barcaiolo

Foto di Mario Blaconà

Appena arrivato incrocio un ragazzo che chiede una sigaretta a un distinto signore: “No mi spiace non fumo, fa male fumare! Non fumare neanche tu!”. Questa risposta in qualche modo mi introduce all’atmosfera in cui sto per imbattermi nel centro di Pescarenico. Una volta sbucato dal vicolo vengo invaso da un profumo di rosmarino molto intenso, proveniente da alcuni cespugli che costeggiano due casupole arroccate su una collinetta in pietra. In Piazza Era poche persone chiaccherano sulle panchine ombreggiate da tre grandi pioppi e due anziani pescatori sulla riva tirano in barca le funi.

Fa parte della città ma sembra un mondo a parte. Pescarenico è luogo di pescatori, di chi fa jogging e di chi ama la buona tavola del Barcaiolo

Foto di Mario Blaconà

Sulla riva dell’Adda si affacciano le Prealpi di Lecco che fanno ombra alle molte barche e a qualche piccolo motoscafo. Mi immergo nel Parco di Viale Donatori del Sangue, dove vedo almeno una dozzina di corridori fare jogging lungo tutto il viale alberato, dev’essere proprio un posto di salutisti.

Fa parte della città ma sembra un mondo a parte. Pescarenico è luogo di pescatori, di chi fa jogging e di chi ama la buona tavola del Barcaiolo

Foto di Mario Blaconà

Qua e là qualcuno riposa disteso sull’erba, c’è addirittura una tenda; e pensare che nella via successiva c’è il traffico di Lecco dell’una del pomeriggio di mercoledì.

Fa parte della città ma sembra un mondo a parte. Pescarenico è luogo di pescatori, di chi fa jogging e di chi ama la buona tavola del Barcaiolo

Foto di Mario Blaconà

Per pranzo cerco un posto che non sia il solito ristoro per turisti, lo trovo subito, si chiama il Barcaiolo. Prima di entrare chiedo a un ragazzo seduto su una panchina se qui si mangia bene, lui mi risponde abbastanza sorpreso: “Qui è impossibile mangiare male, i pescatori che vengono in pausa pranzo se mangiano male non tornano più, e Pescarenico è piccolo, le voci girano subito. Qui prima c’era una bocciofila, il Circolo Risorgimento, ma da qualche anno un gruppo di ragazzi l’ha trasformata in una trattoria dove si fanno solo piatti locali”.

Fa parte della città ma sembra un mondo a parte. Pescarenico è luogo di pescatori, di chi fa jogging e di chi ama la buona tavola del Barcaiolo

Foto di Mario Blaconà

Ha ragione, cibi semplici ma buoni, tutti a base di pesce: tris di lago di carpione, spaghettoni con zucchine e gamberoni e polpo alla piastra su vellutata di patate, il tutto accompagnato da pane fresco impastato con carbone vegetale. La scelta del nome del locale è dovuta al racconto di Ceko il Pescatore, che narra di quando nel 1951 alcuni pescatori di Pescarenico portarono aiuto alle popolazioni del Polesine durante la famosa alluvione.

Fa parte della città ma sembra un mondo a parte. Pescarenico è luogo di pescatori, di chi fa jogging e di chi ama la buona tavola del Barcaiolo

Foto via Facebook

Dopo pranzo mi accorgo poi che all’uscita del ristorante è affisso un cartello in cui si comunica che ogni sabato sera fino a novembre verrà sorteggiato e regalato a un cliente un quadro del pittore, scultore e musicista Giuseppe Paleari, il cui stile ricorda molto quello di Modigliani, e che fino a fine giugno vedeva esposte le sue opere in Galleria Civica Ezio Mariani a Seregno, a venti minuti da Pescarenico. La vista del Barcaiolo, naturalmente, dà direttamente sul lungo fiume.

Fa parte della città ma sembra un mondo a parte. Pescarenico è luogo di pescatori, di chi fa jogging e di chi ama la buona tavola del Barcaiolo

Foto di Mario Blaconà

Dopo pranzo torno in Piazza Era, una signora incuriosita dalla mia macchina fotografica mi ferma e poi si mette a raccontarmi di quando era bambina: “A Pescarenico negli anni 50 passavano tutto il giorno enormi pescherecci in legno che scaricavano chili e chili di pesce pescato nell’Adda e nel Lago di Como e Lecco, ogni famiglia era fatta da pescatori, ogni balcone aveva la sua rete per prendere i pesci, per Natale ci attaccavamo le luci colorate. Oggi sono cambiate tante cose, sono rimaste poche famiglie a conservare la tradizione, ma le luci per Natale le appendiamo ancora ed è sempre bellissimo”.

Fa parte della città ma sembra un mondo a parte. Pescarenico è luogo di pescatori, di chi fa jogging e di chi ama la buona tavola del Barcaiolo

Foto di Mario Blaconà

Pescarenico ha il raro pregio di aver trovato una via di mezzo tra l’attrattiva generalista della meta turistica e la sincerità di un luogo fermo nel tempo.

L'autore: Mario Blaconà

Documentarista e critico cinematografico, lavora presso il Centro Culturale San Fedele di Milano e collabora con filmidee, The Submarine e Cultweek. Gli piace il post rock e il cinema sperimentale americano e italiano.

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