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Selton, il destino della musica dal Brasile a Home Festival

Chiunque ascolti la loro storia non può fare a meno di pensarlo: era destino.
Perché quella dei Selton, il gruppo indie di origine brasiliana che deve all’Italia la sua nascita artistica, è una vicenda in cui il destino – o caso, che dir si voglia – sembra aver giocato un ruolo fondamentale.

Amici e compagni di scuola a Porto Alegre, i Selton – ovvero Daniel, Eduardo, Ramiro e Ricardo – si sono poi ritrovati casualmente a Barcellona dove, complice la comune passione per la musica, hanno cominciato a suonare insieme. Volevano solo divertirsi e, in parte, scacciare un po’ della nostalgia che inevitabilmente attanaglia quando si comincia a vivere in un Paese straniero. Il destino, invece, si è messo prepotentemente in mezzo e così, uno dei tanti giorni in cui si erano ritrovati a Parc Guell a suonare, sono stati notati da un produttore di MTV che li ha portati in Italia dove hanno inciso nel 2008 il loro primo disco, “Banana A Milanesa”, una rivisitazione dei brani più famosi di Enzo Jannacci.

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EVERYDAYLIFE: La vostra è una storia affascinante. Mi piacerebbe sapere se c’è un momento preciso – oltre a quello in cui siete stati ‘scoperti’ – che considerate il momento di svolta della vostra carriera.

RICARDO: Quando è finito il tour di “Banana milanese” ci siamo guardati e ci siamo chiesti: e adesso? Non avevamo mai fatto un disco con i nostri pezzi ed è stato in quel momento che abbiamo capito che volevamo provarci. È lì che siamo diventati una band.
RAMIRO: Poi negli anni, a seguito del primo disco di inediti (“Selton” del 2010) ci sono state conquiste su conquiste e pian piano il gruppo ha cominciato a crescere. Con l’ultimo singolo, “Voglia di infinito”, abbiamo avuto un riscontro, anche a livello radiofonico, che non avevamo mai avuto. È un bello step ma lo vediamo come il frutto di anni di lavoro.

EVERYDAYLIFE: Quest’anno è uscito il vostro ultimo disco, “Loreto Paradiso”. Mi sembra di capire che rispetto a “Saudade”, il disco precedente del 2013, ci sia stata una sorta di evoluzione, sia a livello musicale che testuale. Un’evoluzione che si percepisce anche nel messaggio che volete trasmettere. Cosa potete dirci al riguardo?

RAMIRO: “Saudade” è un disco che può considerarsi ‘diviso’ tra Brasile e Italia, non solo a livello estetico ma anche dal punto di vista identitario. In quel periodo, infatti, avvertivamo intensamente la percezione di non avere un luogo che potessimo considerare casa nostra. “Loreto paradiso”, invece, è un disco incentrato sul senso di accettazione.
DANIEL: In “Saudade” facevamo riferimento alla saudade di un posto che non c’è più perché ci eravamo resi conto di provare la mancanza del Brasile quando eravamo in Italia e viceversa, così come la mancanza dei tempi di Barcellona. Come ha detto Ramiro, ci sentivamo fuori luogo ovunque. “Saudade” descrive questa sensazione, ma anche la sensazione di casa che proviamo quando suoniamo insieme noi quattro. “Loreto paradiso”, invece, parla di accettazione: sei tu che hai il potere di trasformare il posto in cui ti trovi in un paradiso, sei tu il responsabile della realizzazione dei tuoi obiettivi, come affermiamo nel singolo che ha lanciato l’album, “Buoni propositi”. In definitiva, quindi, possiamo dire che a livello di significato c’è maggiore consapevolezza, oltre alla volontà di affrontare tematiche più concrete. Dal punto di vista estetico abbiamo invece scelto di fare un tuffo nel mondo dei suoni, un esperimento che prima non avevamo risorse per poter fare. Per l’ultimo disco, infatti, abbiamo investito parecchio tempo in ricerche legate al suono e abbiamo utilizzato un diverso processo di registrazione. Siamo stra-felici del risultato!

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EVERYDAYLIFE: Nel vostro lavoro ritorna spesso il concetto di “isola”, intesa come condizione di benessere. Potreste spiegarci meglio cosa significa?
RAMIRO:
Noi siamo molto legati, infatti spesso per descriverci usiamo il concetto di ‘bolla’, che in fondo è solo un altro modo per dire ‘isola’. La sintonia e l’armonia all’interno della ‘bolla Selton’ sono importantissime e cerchiamo di alimentarle continuamente. Anche in occasioni come questa dell’Home Festival, in cui incontriamo amici e colleghi, abbiamo comunque bisogno di trovare del tempo prima del concerto per stare tra noi.
EDUARDO: In realtà questa specie di ‘isola’ si è creata immediatamente, sin da quando abbiamo iniziato a suonare insieme a Barcellona. Ma è un’isola in cui accogliamo anche i nostri amici, che da quei tempi ci seguono e ci sostengono, è una sorta di microcosmo che ci portiamo sempre dietro ovunque siamo: ecco perché l’immagine dell’isola “volante”. Ci piacerebbe portare il nostro mondo al pubblico, questo piccolo paradiso che stiamo costruendo.

 

EVERYDAYLIFE: Quindi il vostro piccolo paradiso siete voi, il vostro gruppo. Quali sono le difficoltà, i pro e i contro di fare musica in gruppo?
DANIEL:
Ci sono tanti modi diversi di gestire un gruppo, ad esempio ci sono quelli in cui soltanto un membro scrive e gli altri suonano, oppure quelli in cui i ruoli sono assegnati nettamente e ciascuno costituisce una percentuale dell’intero. Noi siamo nati un po’ come una famiglia, perché il fatto di essere lontani dal Brasile credo che ci abbia unito e ci unisca ancora di più. Anche i nostri genitori si conoscono da tempo, è una cosa buffa, ad esempio mia mamma ha studiato all’università con la mamma di Ricardo. Tutto questo ci lega molto. Inoltre sia dal punto di vista del processo creativo che dal lato più strettamente manageriale prendiamo tutte le decisioni in modo molto democratico. Ci prendiamo cura del nostro rapporto, è come fosse un matrimonio, in fondo alla base ci sono la stessa complicità e la stessa volontà di chi sceglie di condividere la vita. Ovviamente questo ha lati positivi e negativi, anche se abbiamo la fortuna di litigare pochissimo, possiamo dire quasi mai. Se ci sono dei problemi proviamo ad affrontarli parlando!

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EVERYDAYLIFE: Una cosa che mi ha parecchio incuriosita è che voi sembrate giocare molto sulle contraddizioni, sia dal punto di vista estetico musicale che testuale. Cosa mi dite al riguardo?
RICARDO: È una cosa che ci contraddistingue, soprattutto il mix estetico tra elettronica e acustica. Probabilmente deriva dalla commistione tra lingue e identità che, anche inconsapevolmente, cerchiamo di mescolare in modo da raggiungere una nostra armonia.
DANIEL: Anche concettualmente in alcuni brani è presente l’idea della ‘contraddizione’: in “Be my life”, in “Buoni propositi” e soprattutto in “Junto separado”, che è il brano che più di tutti esalta questo concetto. La canzone parla di un senso di comunità che non c’è più, di una realtà in cui si vive insieme ma senza condividere sul serio niente. Da un punto di vista estetico nell’ultimo album abbiamo voluto giocare ancora di più con questa nostra caratteristica.

EVERYDAYLIFE: Cosa consigliereste di ascoltare a chi non vi conosce per capire e apprezzare i Selton?
RAMIRO:
“Loreto paradiso” è una bella sintesi della nostra musica e di quello che proponiamo adesso in particolare, ovvero il mix di influenze sonore e di lingue. Questo brano, inoltre, veicola anche chiaramente il messaggio che vogliamo trasmettere.
EDUARDO: Abbiamo un’identità multiforme e “Loreto paradiso” può considerarsi la sintesi delle nostre caratteristiche, ma certamente non è l’unica fotografia di quello che siamo. Per capirci potreste ascoltare anche “Voglia d’infinito” e “Junto separado”, così da avere una panoramica su quelle che sono le diverse ‘anime’ che convivono nel disco.
RICARDO: Magari potremmo sembrare schizofrenici, ma se ascoltate tutti i pezzi dell’album capite che non siamo pazzi. Comprate il cd e mettetelo in macchina!

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EVERYDAYLIFE: Progetti per il futuro?
DANIEL: Stiamo già scrivendo dei nuovi pezzi e poi stiamo pianificando il tour invernale che ci porterà in giro per l’Italia. Probabilmente faremo anche un tour europeo l’anno prossimo, ci sono tante cose in divenire…
RAMIRO: Abbiamo un presente talmente intenso in questo momento!

EVERYDAYLIFE: Everydaylife racconta i momenti fuori dall’ordinario che accadono nella vita di tutti i giorni. Cosa considerate straordinario della vostra quotidianità?
RAMIRO:
Abbiamo la fortuna di vivere in un piccolo paradiso, “Loreto paradiso” per l’appunto. La situazione del nostro palazzo è abbastanza surreale vista dall’esterno: il nostro fonico abita nella casa accanto, Daniel vive sempre nello stesso cortile, la mattina quando ci svegliamo apriamo la porta e ci salutiamo! Poi ci sono tanti personaggi folkloristici come Nashir, il fruttivendolo, e la portinaia calabrese… abbiamo una vita da sitcom!
DANIEL: Io invece mi diverto a girare in skate per la città, lo uso come mezzo di trasporto, è veramente una bomba! Per me è il modo perfetto per scollegarmi dal resto del mondo, sembra di non vivere più in una città grigia. Cuffie, skate, è veramente una figata, lo faccio ogni giorno!
RICARDO: Sono l’ultimo ed è orribile in questo gioco! Non voglio copiare Daniel, ma a me piace andare in bici, Milano è bellissima da girare su due ruote!

Grazie Selton per questa splendida intervista!

Credits delle foto: Selton

 

L'autore: Anna Bastianelli

Una laurea in legge sulla scrivania e mille progetti nel cassetto. Insofferente alla realtà, colleziona buoni propositi e storie d’amore finite troppo in fretta: sarà colpa della sua immaginazione iperattiva? Sogna un mondo in cui la cioccolata non fa ingrassare e l’amore dura per sempre.

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