Stefania sceglie una foglia, la guarda in controluce, ne studia la forma. La fissa sul muro accanto ad un fiore, anche questo essiccato ed ancora molto bello. E il muro diventa un catalogo di botanica.
È questo il primo colpo d’occhio da Bici&Radici, negozio per amanti di piante e biciclette. Un luogo che nel mezzo di Piazza Morbegno somiglia ad un’officina alchemica. Stefania dietro il suo bancone trasforma fiori secchi e bacche in ghirlande leggerissime che nascono dall’osservazione della natura, per riprodurre come nei quadri neoclassici l’aspetto delle stagioni. Lavorando il secco riesce a strappare il fiore alla sua durata limitata.
Le piante arrivano dalla filiera corta di un produttore di Lecco che coltiva in maniera naturale e da un bosco in Monferrato dove si pratica lo slow-flower. Intorno a lei i fiori fuoriescono dai cassetti, dai cestini delle bici, piovono dal soffitto come giardini sospesi in cui muschio e piante si sorreggono a vicenda.
In questa foresta urbana anche le biciclette assumono pose impreviste: pendono dall’alto, simulano un percorso fra cespugli e piccoli arbusti. Ad occuparsi di loro è Marco, l’altro ideatore di Bici&Radici.
Lui e Stefania a 20 anni fanno un viaggio in bicicletta da Milano a Lecce. Coltivano due passioni che non credevano di poter mettere insieme in un unico luogo. Hanno un’illuminazione. Nel cambiamento graduale di questo quartiere hanno precorso i tempi, immaginando che la personalità di Bici&Radici avrebbe attratto a sé chi ama la natura e quindi anche l’idea di muoversi in bicicletta, chi è affascinato dalla lentezza e dalla manualità.
Marco ha cominciato con la Ciclofficina popolare di Corsico. La fascinazione per il mondo della bici lo ha portato a chiedersi come progettarle. Gli piace pensare che chi arriva qui provi lo stesso interesse ed è per questo che la sua officina è a vista e che qua e là si trovano libri dedicati al ciclismo vintage e ai percorsi ciclabili di particolare bellezza.
Una nuvola di eucalipto e amaranto incornicia il bancone in legno da cui Marco con immancabile berretto da ciclista serve un ottimo caffè. Anche questo bar era parte del progetto sin dall’inizio. Il caffè si fa con la Faema, una macchina che riproduce fedelmente l’estetica e la meccanica di quella del ’61 e che realizza una bevanda arricchita dal passaggio della pre-infusione. Questo dettaglio si accosta bene al resto, perché Faema è un marchio storicamente legato al mondo del ciclismo.
E tutti gli oggetti comunicano tra loro, come gli sgabelli ricavati da vecchi sellini, ultimo stadio di biciclette che non potevano essere recuperate. I vini e le birre sono invece un legame esotico con Pantelleria, un’isola con cui Stefania e Marco vivono in simbiosi da molto tempo.
E portano a Milano anche Pantelleria, con le maioliche “cementine” che si affacciano al di là del bancone e il sapore dei vini a base di zibibbo, l’uva introdotta dai Fenici e coltivata unicamente in questa incredibile isola del mediterraneo. E per restare in tema bike-friendly predispongono una finestrella dove è possibile sorseggiare un buon bicchiere e sognare la Sicilia restando in sella alla propria bicicletta. Milano è fatta così.
Eri a Piazza Morbegno, a due passi da Stazione Centrale, e ti ritrovi in un luogo connettore, uno di quei posti che grazie alla visione di chi li hai ideati riesce a farti fare un balzo altrove.
E se poi prosegui con una pedalata lungo il vicino naviglio della Martesana, ti ritrovi ad osservare gli orti e a raccogliere fiori da intrecciare, allora vuol dire che Bici&Radici ti ha davvero fatto un po’ suo.