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Gita a Lecco con gli Occhi degli Altri, rockband di provincia fra baretti e birrette

Per chi passa le proprie giornate a rincorrere i ritmi della città più produttiva dʼItalia, ma ha un cuore distanziato, critico, un cuore che si muove di fronte a cose piccole e non si entusiasma per i grandi progressi, spesso tornare a casa è questione di treni regionali. Il regionale per Lecco parte spesso al primo binario della Stazione Centrale di Milano, un poʼ defilato. Attraversa lʼhinterland, solca i primi monti e, quando la temperatura si abbassa allʼimprovviso, vuol dire che ti ha portato in provincia. Tutte queste cose me le ha fatte vedere Pietro. Volevo che mi raccontasse un poʼ di Lecco ed è finita che mi ci ha portato. Così ho messo la camicia da turista al lago, il cappello da pescatore e mi sono immerso su quel vagone pendolari pieno di gente che faceva molto più sul serio di me.

Un giorno di pioggia estiva a Lecco: giro della città con visita guidata dalla band Gli Occhi degli Altri, vita di provincia messa in musica

Foto di Pietro Bonaiti

La storia della temperatura che si abbassa a un certo punto, dopo una galleria, quel giorno è stata più vera del solito, cogliendomi decisamente impreparato. Dietro i primi rilievi dellʼhinterland milanese ci aspettava unʼininterrotta bufera. E io sono diventato subito un pesce fuor dʼacqua, ma senza pesce e con tantissima acqua. Per fortuna alla stazione di Lecco non ci aspettava solo la pioggia: cʼera anche Alessandro con la sua Punto. Pietro e Alessandro, insieme ad altri due ragazzi lecchesi, formano Gli Occhi degli Altri, unʼostinata band rock di provincia, che non ha mai smesso di fare sul serio.

Un giorno di pioggia estiva a Lecco: giro della città con visita guidata dalla band Gli Occhi degli Altri, vita di provincia messa in musica

Foto di Pietro Raimondi

Mi portano senza esitare a un bar davanti a una piazza, per quellʼattività eterna che anima i paesini tanto quanto i grossi agglomerati culturali delle città più avanzate: bere. Entrano, salutano, si siedono, chiacchierano con la cameriera. Capisco che mi sto facendo raccontare Lecco dalle persone giuste. Ad esempio, lʼevento più importante della gioventù Lecchese è senza discussioni uno: lʼAsen Park. Ogni anno unʼomonima crew di entusiasti della montagna organizza la festa col tasso alcolico più elevato di tutta la zona al famoso Bar della Funivia, un luogo a metà tra il mistico e il profano. Si sa solo che è intorno a Novembre, la data esatta la si scopre per passaparola con pochissimo preavviso.

Un giorno di pioggia estiva a Lecco: giro della città con visita guidata dalla band Gli Occhi degli Altri, vita di provincia messa in musica

Foto di Pietro Bonaiti

Ad Asen Park si bevono beveroni serviti in grandi bocce dagli enigmatici nomi numerici (“4 e 20”, “7 e 40”) e suonano band punk sul pavimento, senza palco. A tal proposito chiedo ai ragazzi che rapporti ci siano tra le band di Lecco. Constato, tristemente, che a Lecco ci si sforza di costruire una scena, ma non si riesce. Sostanzialmente, dicono, per problemi comunicativi. Ci si incrocia nellʼunica sala prove che cʼè, ci si guarda di sbieco, si tira dritto. Ognuno cerca di coltivare la propria carriera concependo gli altri solo come concorrenza. Cʼè la mentalità del “mi metto a scrivere il discone e vedete come vi bagno il naso a tutti”. E non solo le band ragionano in questo modo, ma anche i Festival della zona, che spesso si fanno la guerra senza comunicarsi date e artistico, pestandosi i piedi a vicenda.

Un giorno di pioggia estiva a Lecco: giro della città con visita guidata dalla band Gli Occhi degli Altri, vita di provincia messa in musica

Foto di Pietro Raimondi

Mi chiedo come sia possibile uscire da una mentalità artistica così chiusa senza avere riferimenti, senza esempi, senza gente che ci ha provato prima. Pietro e Alessandro mi spiegano che per loro la svolta è stata conoscere il Maglia, un lecchese che è finito per diventare il Quarto Allegro Ragazzo Morto, suonando la chitarra con la storica band di Pordenone. Il Maglia li ha seguiti nella produzione dei loro primi lavori musicali, ma li ha anche coinvolti nellʼAssociazione “La Preferita”, che organizza ben due festival nella zona: “Andalo Rock” (svoltosi a inizio giugno, appunto, ad Andalo) e “Giardini Rock” (questʼanno si terrà il 25 e il 26 Agosto a Colico). Prima di lui, mi raccontano sognanti di una vecchia band, che, pur militando nel crossover di una decina di anni fa, ha testimoniato loro una coscienza diversa: i Nemesi, spentisi come una leggenda di paese con la scomparsa di uno di loro.

Un giorno di pioggia estiva a Lecco: giro della città con visita guidata dalla band Gli Occhi degli Altri, vita di provincia messa in musica

Foto di Vanessa Tomasin

La cosa bella di Pietro e Alessandro è che non si stancano mai di provarci, pur in una realtà così ostinatamente provinciale. Per esempio: io li ho conosciuti perché organizzano la Domenica sera del Red Lecco, proponendo musica dal vivo dʼautore in una serata chiamata “Zanne Madonne”. È una bella testardaggine proporre band che non circolano molto, per puro gusto artistico, la Domenica sera in un circolo di paese. Eppure senza questa cosa, forse, non mi sarei mai incuriosito di tutto quello che fanno.

Un giorno di pioggia estiva a Lecco: giro della città con visita guidata dalla band Gli Occhi degli Altri, vita di provincia messa in musica

Foto di Pietro Bonaiti

Quella che mi hanno raccontato è una Lecco in cui è difficile essere sé stessi, e di cui tuttavia parlano senza astio, senza rancore, anzi, con uno sguardo quasi intenerito, che saluta tutti gli amici del bar senza sentirsi dallʼalto in basso, che sale sulla Panda e vola nella pioggia verso il prossimo bar, per unʼultima birra e uno sguardo sul lago, a dimostrare che non è mai del tutto impossibile essere sé stessi. Vicino al lago, al Public House Pub, mi hanno detto di tutti gli altri posti che avrebbero voluto farmi vedere senza pioggia: il Circolo Libero Pensiero, il Chiosco da Fritz che tutti chiamano “le molle” perché vicino a una giostra di tappeti elastici e altre mille piccole cose che succedono intorno a quella piccola città manzoniana. La birra però saliva e rischiavo di perdere lʼultimo treno, così lʼunico ricordo che ho è dei miei occhi che si chiudono su un finestrino pieno di gocce.

L'autore: Pietro Raimondi

Gli avi di Pietro Raimondi popolavano le distese umide del Cremasco. Per un incrocio di piccole migrazioni lui è nato a Bergamo e ora se ne sta su un tram a Milano. Scrive canzoni per Montag, per i Majno e vorrebbe scriverle per chiunque. Studia lettere, ma sta cercando di smettere. Si dice sia nella misteriosa redazione di Rockit e che gli scappino articoli per Dailybest. Quando gli chiedono cosa fai risponde boh adesso vediamo.

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