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Infrangibile: una giornata nel quartiere di Piacenza dal nome e dai posti indistruttibili

È un duro dal cuore tenero, un paradosso con quel nome d’acciaio. Con le sue vie costeggiate da alberi, l’Infrangibile è l’ultimo quartiere di Piacenza dove respirare ancora il profumo delle stagioni, dove in autunno il rosso e il giallo si agitano dagli alberi con la danza delle foglie. 

Ai primi del '900 una vetreria apre nella zona di Piacenza ovest, dando così nome e vita al quartiere Infrangibile. Il racconto di una giornata infrangibile

Foto di Teresa Rossi

Costruito dopo la guerra per ospitare chi scendeva in città dalle valli della provincia, il quartiere si trova ai margini della strada che porta verso il Pavese e attira per la sua insolita toponomastica. Le sue vie sono un invito a proseguire su quella strada (via Stradella, via Voghera, e poi via Pavia, Tortona, Alessandria, Asti, ecc.), ma il suo vero mistero mai del tutto svelato risiede nel nome: Infrangibile. Chi lo associa ai vicini poli militari, chi invece a un vetraio che portava “Infrangibile” sull’insegna, nome poi trasferito alla fermata del capolinea del tram che un tempo passava di qui e di cui restano, qua e là nascosti, i lacerti dei binari. Tra i dubbi, la certezza è che di primo mattino per chi abita all’Infrangibile c’è un passaggio obbligato, che a volte si fa doppio: il Bar Fantasy e la pasticceria Hansel e Gretel.

Ai primi del '900 una vetreria apre nella zona di Piacenza ovest, dando così nome e vita al quartiere Infrangibile. Il racconto di una giornata infrangibile

Foto di Teresa Rossi

Il Bar Fantasy ti attrae con i suoi cornetti e il profumo di caffè, è affiancato da una fiaba. Hansel e Gretel è anche una pasticceria, ma soprattutto un profluvio di sapori e dolcezze capaci di alleviare anche il peso del lunedì mattina.

Ai primi del '900 una vetreria apre nella zona di Piacenza ovest, dando così nome e vita al quartiere Infrangibile. Il racconto di una giornata infrangibile

Foto di Filippo Lezoli

Ad accompagnare la storia del quartiere è stata la Cooperativa popolare dell’Infrangibile, che fu per anni ritrovo di operai e che oggi è in mano a giovani tuttofare. Con Marcello Raimondi, il presidente, scopro migliaia di libri in una stanza, graffiti colorati sui muri, cimeli della Resistenza e una piccola sala da ballo «prestata – dice Marcello – a tutto ciò che è popolare: sport, danza, e anche le serate rockabilly». La Coop è rimasta la stessa di sempre. Girato l’angolo, mi trovo di fronte la chiesa della Sacra Famiglia, perché gli operai di giorno inneggiavano a Baffone e la sera sussurravano una preghiera.

Ai primi del '900 una vetreria apre nella zona di Piacenza ovest, dando così nome e vita al quartiere Infrangibile. Il racconto di una giornata infrangibile

Foto di Filippo Lezoli

Duecento metri dopo incontro la biblioteca di strada, cuore blu graffiato dai colori. Doriana, volontaria, sta costruendo con un collega l’albero di Natale.

Ai primi del '900 una vetreria apre nella zona di Piacenza ovest, dando così nome e vita al quartiere Infrangibile. Il racconto di una giornata infrangibile

Foto di Filippo Lezoli

«È un luogo di incontro – dice – dove le associazioni della città hanno una casa e dove presentiamo libri». Naturalmente anche quelli scritti letteralmente per la strada, come l’ultimo del travel-blogger Claudio Pelizzeni, già incontrato qualche tempo fa su queste pagine.

Ai primi del '900 una vetreria apre nella zona di Piacenza ovest, dando così nome e vita al quartiere Infrangibile. Il racconto di una giornata infrangibile

Foto di Filippo Lezoli

«Il giovedì è invece il giorno del pic-nic» dice Doriana. Che d’estate si fanno all’aperto, appena fuori dalla biblioteca c’è infatti un giardino che era il campo della Folgore, la squadra di calcio attorno la quale ruota questo dedalo di vie. Oggi c’è invece un orticello curato dai cittadini. Ne incontriamo uno, Giacomo, e giochiamo con il nome. «Cosa c’è di infrangibile all’Infrangibile?», chiediamo a Giacomo. «La sua identità – dice – che il tempo, con tutti i cambiamenti che porta con sé, non è riuscita a scalfire». «Il senso di comunità rimasto in poche altre zone della città» risponde invece la signora Tatiana alzando gli occhi dal giornale.

Ai primi del '900 una vetreria apre nella zona di Piacenza ovest, dando così nome e vita al quartiere Infrangibile. Il racconto di una giornata infrangibile

Foto di Filippo Lezoli

Un senso, verrebbe da dire, che ti porti addosso anche quando ti sposti un po’ più in là. E lo fai con un certo orgoglio. L’Infrangibile Tatoo Shops è a poche centinaia di metri. 

Ai primi del '900 una vetreria apre nella zona di Piacenza ovest, dando così nome e vita al quartiere Infrangibile. Il racconto di una giornata infrangibile

Foto di Filippo Lezoli

Il titolare è Christian Milani, che nel quartiere è cresciuto e non lo ha dimenticato quando ha dato il nome al suo negozio di tatuaggi. Quando entro lui non c’è, c’è invece Alice Basso alle prese con un cliente. Dice di essere in attesa di una “X”. «Qualche settimana fa è arrivata una ragazza e come tatuaggio ha voluto la frase: “Vuoi diventare la mia ragazza?”. E sotto ha voluto scritti un “sì” e un “no”. Stiamo aspettando, con lei, la risposta della compagna per apporre la “X” sulla sua scelta. Incrociamo le dita». 

Ai primi del '900 una vetreria apre nella zona di Piacenza ovest, dando così nome e vita al quartiere Infrangibile. Il racconto di una giornata infrangibile

Foto di Teresa Rossi

Non resta che aspettare la notte, cominciando con un super aperitivo al Caffè Vineria Hoplà e spostandosi poi nel locale dove il tempo trascorre lento, ovvero all’Osteria del Passatempo, un luogo accogliente dove l’atmosfera richiama vagamente il mare, così lontano a queste latitudini. Qui si può gustare menu di pesce facendo rimpicciolire le ore. E quando finalmente si fanno piccole per davvero, c’è ancora un capriccio da togliersi. La Discoteca Caprice: se sei di Piacenza non puoi non essere passato sotto le luci diffuse dal suo strobo.

L'autore: Filippo Lezoli

Giornalista, si interessa di arte e dintorni. Gli piace camminare per le strade raccogliendo appunti, osservare le persone e lasciarsi attrarre dai luoghi. Perché, scriveva Caproni, "non sei mai dove sai".

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